MANUEL di Dario Albertini. Con Andrea Lattanzi, Francesca Antonelli, Renato Scarpa. Italia 2017. Durata 98’. Voto 4/5 (DT)

“Adesso tu esci e trova la tua strada”. Manuel è diventato maggiorenne. Dopo molti anni sta per uscire da un istituto minorile per chi non ha sostegno familiare. Faccia spigolosa e asimmetrica, capelli rasati a metà cranio, Manuel è un tipo giusto, un tipo buono e tollerante. Sua madre, inoltre, potrà uscire dal carcere proprio grazie alla nuova situazione del figlio in procinto di iniziare un lavoro regolare. Incontri e prime esperienze di vita si susseguono in una manciata di giorni, poi il mondo attorno al ragazzo lo soffoca fino a non farlo respirare. Long take mai leziosi e adagiati l’uno sull’altro per un coming-of-age atipico e sottoproletario, ambientato tra la marginalità di sobborghi romani verso il litorale. Manuel (il film) ha l’aspra dolcezza di un’improvvisa accelerata verso l’età adulta come in un’opera di Truffaut (evocato a livello testuale e con un impellente primo piano finale), e l’invadente anche se mai sgradevole durezza della fatica per rimanere a galla quando la società attorno sembra avere un altro passo. Poetico l’incontro con la volontaria/attrice, magico quello con la prostituta di una notte, terribili e dolorosissimi gli interminabili attimi passati con la madre. Albertini sceneggia, dirige e scrive anche le musiche del film. Produce la Bibi di Angelo Barbagallo. Lattanzi è una faccia che rimarrà impressa a lungo.