Continua la saga del Camping River, il campo rom a Prima Porta, periferia di Roma, che doveva essere il primo ad essere “superato” nell’ambito del piano rom messo in atto dall’amministrazione capitolina. A sette mesi dalla fine del servizio di gestione del campo, che sorge su un’area privata, stamane lo sgombero previsto di alcune famiglie ancora nei container e non rientranti del “programma di superamento” è stato di fatto “congelato” per 30 giorni.

“Questo è un contratto di locazione con cui la proprietà di quest’area dà in locazione alla società Seges (Società servizi globale di emergenza sociale srl) il terreno dove sorge il campo”, spiega Vincenzo Speranza, collaboratore della Seges, accogliendo la municipale pronta ad entrare nella baraccopoli per effettuare lo sgombero previsto. “La Seges prende anche in carico per 30 giorni tutte le persone che sono in questo campo, compresi i nuclei che dovevano essere sgomberati stamattina”. Il contratto di locazione è ad uso turistico.

La polizia locale ha proceduto quindi a sigillare alcuni container di proprietà del Comune di Roma, compreso uno abitato da una signora ai domiciliari, mentre su altri moduli è partita la verifica sull’effettiva proprietà.

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