L’hanno ribattezzato l’Ohio d’Italia ma non è bastato per convincere i suoi cittadini ad andare alle urne. Un elettore su due, infatti, non è andato a votare per eleggere il nuovo presidente e venti consiglieri regionali. In Molise l’affluenza si ferma al 52,16%, nonostante l’improvvisa rilevanza nazionale guadagnata dalla piccola Regione del Sud Italia, che potrebbe influenzare le trattative in corso a Roma per formare un nuovo governo.

Molto lento lo spoglio: visto che non sono disponibili exit poll né proiezioni lo scrutinio è affidato ai dati reali che arrivano dalle varie sezioni e sono pubblicati sul portale regionale. Sembrano confermate comunque le ipotesi della vigilia: un testa a testa che si svilupperà per tutta la notte con il centrodestra davanti al Movimento 5 stelle. Quando sono state scrutinate 38 sezioni su 364, e cioè il 10% del totale, in vantaggio è il candidato della coalizione di Forza Italia, Lega e Fratelli d’ItaliaDonato Toma: il presidente dell’ordine dei commercialisti ha il 45% e 3.823 voti. Insegue l’aspirante presidente dei pentastellati, il trentenne Andrea Greco, con il 34% e 2.849 preferenze. Staccata la coalizione il centrosinistra, che candida Carlo Veneziale, assessore del presidente uscente Paolo Frattura: ha il 17,4% e 1.466 voti. Chiude il candidato di Casapound, Agostino Di Giacomo, allo 0,3%.

A dare importanza alle elezioni molisane, però, è soprattutto il fatto che si tratta di una partita dal doppio significato. Al netto dei risultati delle regionali, infatti, l’esito è atteso soprattutto perché arriva in una fase di stallo nazionale: una vittoria in Molise, in pratica, dà un peso specifico maggiore nelle trattative per formare un nuovo esecutivo. È per questo motivo che nelle ultime settimane i vari leader hanno speso parole ed energie per i loro candidati a Campobasso, Isernia e Termoli: un impegno inedito per la piccola Regione del Sud Italia.

È dal Molise, per esempio, che Silvio Berlusconi ha offeso i pentastellati (“A Mediaset li prenderei a pulire i cessi” ) per poi fare marcia indietro su un possibile accordo di governo con il Pd. Il leader della Lega, Matteo Salviniaveva invece parlato di ‘un governo in 15 giorni se il centrodestra dovesse vincere in Molise e in Friuli-Venezia Giulia , dove si vota tra una settimana, e cioè il 29 aprile. Anche il capo politico del M5s Luigi Di Maio ha legato il governo della Regione a quello nazionale nel comizio finale di Campobasso a sostegno di Greco. Proprio grazie a questa inedita rilevanza la piccola Regione del Mezzogiorno si è guadagnata il paragone con l’Ohio, cioè lo Stato che spesso determina il vincitore delle presidenziali Usa.

Paragone che, come detto, non ha emozionato i molisani, complice anche il fatto che su 331mila aventi diritto ben 78mila sono residenti all’estero: cioè più di uno su cinque. Ai seggi, invece, sono andate 172.791 persone, cioè poco più del 52%. Sono nove punti percentuali in meno rispetto alle regionali del 2013, quando l’affluenza arrivò al 61,63%, ma si votava in due giorni. Venti i punti percentuali persi rispetto all’affluenza registrata per le ultime politiche. Il 4 marzo scorso, infatti, in Molise andò a votare il 71,62% degli elettori: avevano scelto soprattutto il Movimento 5 stelle, capace di raggiungere il 44,8% dei voti, staccando il centrodestra (29,8%) e il centrosinistra (18,1%). A questo giro, però, la forbice tra i pentastellati e la coalizione di Matteo Salvini sembra ridotta parecchio.

*Aggiornato alle ore 3 e 30 del 23 aprile