Che sorpresa è la vita! Di giorno in giorno, di mese in mese, aumenta la capacità di decrittare, grazie a internet, i nostri gusti, le nostre preferenze, le nostre attività. Ogni nostro movimento è geolocalizzato e non abbiamo scampo: ovunque andiamo c’è sempre Google a tenerci compagnia e a chiederci un parere, una foto, un urrà del ristorante, del tempio, della strada che abbiamo appena percorso.
Grazie all’algoritmo, questo virtuoso espediente statistico-matematico, ogni nostro passo è catalogato, consegnato alla valutazione probabilistica dei nostri interessi e quelli dei nostri amici. Un ragazzo austriaco, Robert Gryn, gestisce il mucchio di dollari che gli investitori pubblicitari gli consegnano per carpire clienti su Facebook, profilando ciascuno di noi. Noi scriviamo: “Che bello è il mare” e sulla nostra pagina esce un resort o un’osteria, oppure un carretto siciliano. A seconda di chi siamo, dei soldi che abbiamo, dei gusti, del nostro stile di vita.
Di questo passo, tra non molto, anche i partiti e movimenti politici sapranno – magari persino prima di noi – chi abbiamo intenzione di votare. E sulla nostra pagina, accanto al post sul viaggio in Australia (spot probabilistico accluso: “Quantas ti porta più veloce a Sydney”) ne comparirà un altro e un altro ancora. E infine l’ultimo: “Io, per esempio, voto Lega e tu?”.
Di pari passi si accerterà che l’agoritmo, essendo scientificamente più attendibile, ridurrà le evenienze impreviste di una società moderna. Serviranno ancora le elezioni se i nostri gusti, i nostri progetti, i nostri ideali, il nostro lifestyle sono già stati abbondantemente decrittati, scomputati, profilati e infine pubblicati?
La democrazia sarà pure bella ma spesso è rompicoglioni. Grazie all’algoritmo anche votare diverrà una inutile perdita di tempo di cui si farà volentieri a meno. Sarà tutto già scritto, conosciuto, profilato e pubblicato e perciò sempre ci sarà un vinto e un vincitore. E noi avremo già scelto, persino a nostra insaputa che è anche più bello.

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