di Luca Tufano 

La lettera di Silvio Berlusconi pubblicata sul Corriere della Sera rivela come l’ex Cavaliere voglia fare tutt’altro che un passo di lato. Anzi, senza entrare nel merito dei contenuti dell’epistola dedicata alla crisi siriana, è interessante sottolineare il tempismo di questo intervento. Sembrerebbe che Berlusconi intenda approfittare del momento di difficoltà in politica estera per riposizionarsi, aspirando non solo a rientrare in partita ma ad assumere un ruolo in qualche misura centrale.

La crisi in Medio Oriente potrebbe accelerare il superamento dello “stallo” al quale si è riferito Sergio Mattarella qualche giorno fa. E’ interesse di quella che ormai già viene chiamata la “coalizione occidentale” (Trump, Macron, May) che l’Italia abbia un governo e quindi un Presidente del Consiglio con cui interloquire e a cui fare richieste logistiche ben precise. Serve perciò un premier italiano che abbia ciò che Paolo Gentiloni al momento non ha, ovvero i voti in Parlamento e l’investitura del Quirinale per prendere decisioni gravi in politica estera.

L’accelerazione della crisi siriana potrebbe perciò comportare indirettamente lo scioglimento del nodo politico interno italiano, ponendo l’urgenza, ben presente a Mattarella, non solo di un governo nel breve periodo ma anche di un governo in grado di garantire una nostra credibilità internazionale. Berlusconi ha annusato l’aria e ha capito che si va in quella direzione, ragion per cui si pone come un interlocutore affidabile e moderato in un inquietante scenario da neo Guerra Fredda (con l’aggiunta di interessi sunniti, sciiti e israeliani). In questo modo supera di fatto Salvini sulla corsia della credibilità e dell’affidabilità in politica estera (materia che agli elettori interessa meno di niente e che purtroppo non ha avuto alcuno spazio in campagna elettorale) e recupera un ruolo più centrale che né l’elettorale né i più recenti accordi dei palazzi della politica sembravano concedergli.

Peraltro Matteo Salvini, con le sue inopportune quanto approssimative dichiarazioni su Trump e Putin, sta dando a Berlusconi un grande aiuto. E’ inevitabile che a questo punto Mattarella guardi a Berlusconi con occhi diversi e, mosso da una certa dose di realpolitik, lo includa nella lista dei possibili tessitori di un governo capace di rappresentare l’Italia in uno scenario pre-bellico o bellico in Medio Oriente.

L’identikit di un Premier in un contesto così pieno di incognite e variabili, denso di implicazioni geopolitiche e militari, difficilmente potrà essere un “homo novus”. E’ più papabile il tipico sedicente individuo super partes, con un articolato curriculum istituzionale, “moderato”, gradito al Quirinale, non inviso alle diplomazie atlantiche, rassicurante in Europa e capace di avere un mandato il più ampio e trasversale possibile in Parlamento. Insomma, qualcuno che di fatto potrebbe portare alla nascita di un nuovo patto tra i “responsabili”, “moderati”, i “salvatori della Patria” propiziato dalla crisi siriana e in cui Berlusconi giocherebbe un ruolo tutt’altro che marginale, calando anche la carta del suo curriculum politico  e delle sue amicizie internazionali (vedi accordi di Pratica di Mare, etc) e accreditandosi come collante di questa coalizione capace di guidare l’Italia in uno scenario complicato.

Non a caso Di Maio ha fiutato il pericolo degli effetti della Siria sulla formazione del governo e ha ribadito la fedeltà del M5S alla Nato. Sarà sufficiente a rassicurare Mattarella? Forse no. E forse Berlusconi saprà approfittare di una variabile non prevista e riaccreditarsi come un interlocutore privilegiato del Quirinale, favorendo la formazione di un governo del Presidente che a livello di rappresentanza parlamentare riproporrà lo schema del Nazareno, caro anche a Giorgio Napolitano (una altro soggetto che la potrebbe riacquistare centralità in questo contesto).

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