Da una parte le parole del ministro uscente Carlo Calenda che per la prima volta evoca “lo scongelamento” del Pd in un governo di transizione, dall’altra il muro di Matteo Salvini. Che però ammette: “Nel centrodestra c’è chi pensa, a livello nazionale, di fare altri governi con il Pd. Ma io non ci andrò mai”. Mentre i partiti ancora bloccati sulle loro posizioni aspettano la decisione del Capo dello Stato, le forze in campo cercano (ancora con scarsi risultati) una via d’uscita. I democratici, che hanno ufficialmente rinviato il confronto in assemblea del 21 aprile, si sono svegliati questa mattina con le parole di Calenda a Repubblica: “Il Pd non può restare immobile, deve farsi promotore di una proposta per uscire dallo stallo. Deve mettere sul banco l’idea di un governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali”. Chi non ne vuole sapere di farli sedere al tavolo, almeno a parole, è Matteo Salvini. Impegnato nella campagna elettorale per le Regionali, ha anche aggiunto: “Sia chiaro a tutti, anche alle orecchie di chi non vuole intendere, che se vinciamo in Friuli e in Molise nel giro di 15 giorni si fa il governo”. Dichiarazioni che possono dire tante cose: l’eventuale vittoria alle prossime elezioni locali potrebbe davvero rafforzare la posizione del leader del Carroccio nella coalizione di centrodestra, tanto da poterlo spingere secondo alcuni a rompere con Forza Italia oppure a chiedere di avere più voce in capitolo. Tutte ipotesi che per ora non possono che restare tali.

Il movimento più significativo di oggi è quello del Partito democratico. Calenda infatti in passato aveva criticato il dem Michele Emiliano per i suoi tentativi di dialogo con i 5 stelle, ma oggi, intervistato dal quotidiano, ha aperto all’idea di un “governissimo” e di scongelare la linea dell’opposizione a tutti i costi del Pd. E’ necessario segnalare però che il titolare dello Sviluppo economico ha contestato duramente il titolo con cui Repubblica ha rilanciato la sua intervista. Il quotidiano romano infatti ha scritto che Calenda sponsorizzava un esecutivo di emergenza tra Pd, M5s e Lega. “Titolo fuorviante, mai auspicato un patto del genere, personalmente lo considererei un grave errore” ha detto il ministro dell’esecutivo Gentiloni, secondo cui “data la situazione di stallo e il peggiorare delle crisi internazionali, occorrerebbe proporre un governo di transizione“.

Intanto oggi è arrivata la conferma del rinvio dell’assemblea nazionale del Pd a data da destinarsi, dopo che venerdì scorso il reggente Maurizio Martina aveva annunciato di aver chiesto la sconvocazione al presidente del partito Matteo Orfini. Una richiesta avanzata dai renziani e molto criticata dalla minoranza dem. Secondo quanto ha potuto constatare l’Ansa, contattando telefonicamente alcuni interessati, i membri dell’Assemblea hanno ricevuto la comunicazione con il rinvio delle Assise. Ai delegati il partito rimborserà le spese di viaggio già effettuate.

IL NO DI SALVINI E DEI RENZIANI La proposta di Calenda, tuttavia, ha già ricevuto il niet della Lega. “Io dialogo con tutti, ma l’unico punto fermo è che con il Pd non si può fare nulla” ha detto dal Molise Matteo Salvini, il quale poi ha specificato che “un governo con chi ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati” non è compatibile con le posizioni del Carroccio. Salvini, poi, ha risposto a Di Maio, secondo cui “chi insiste col centrodestra unito fa un danno all’Italia”. “Quello che Di Maio giudica un danno, il centrodestra unito, è quello che gli elettori hanno premiato col voto il 4 marzo – ha detto il leader leghista – Chiedo al MoVimento 5 stelle di avere rispetto per gli elettori”.

Tornando a Calenda, l’idea dell’ex ministro non ha trovato sponde neanche all’interno della componente renziana del Partito democratico. Secondo l’ex segretario regionale toscano e neo senatore, l’ex ministro “fa molte considerazioni interessanti ed una fuga in avanti che non mi convince. Non penso infatti che nelle attuali circostanze il Pd debba proporre la nascita di un governo appoggiato da tutti i partiti” ha spiegato Parrini, secondo cui “non sta ora al Pd indicare ipotesi di governo” perché “in base ai risultati elettorali sono il primo partito e la prima coalizione ad avere il dovere di dire in tempi rapidi al Presidente della Repubblica e ai cittadini se sono o meno capaci di formare un esecutivo. È evidente – ha concluso – che un loro fallimento sarebbe un fatto di primario rilievo e non eludibile. Ma adesso abbiamo bisogno di chiarezza, non di scorciatoie”. Per Parrini, insomma, ogni tipo di ipotesi di Pd propositivo in chiave governativa potrebbe svilupparsi solo dopo il fallimento dell’azione di Lega, centrodestra e Movimento 5 stelle. Un quadro confermato anche da Enrico Magorno, altro renziano doc: “Le parole di Calenda hanno qualcosa di strano. Non tocca al Pd fare proposte di governo, tocca ad altri. Se poi i vincitori non riuscissero a formare un governo sarebbe un incredibile fallimento” ha scritto su Twitter il senatore calabrese.

LA PROPOSTA DI CARLO CALENDA L’ex ministro dello Sviluppo economico ha proposto sostanzialmente due cose: governo di transizione sostenuto da tutte le forze politiche (e messo sul tavolo dal Pd) e parallelamente la formazione di una commissione bicamerale sulle riforme istituzionali “che risolva tre questioni fondamentali: la possibilità di formare esecutivi stabili in un sistema politico tripolare, il rapporto tra autonomia delle regioni e interesse nazionale, i tagli ai costi della politica e soprattutto la trasparenza nella gestione dei partiti”. Sulla nascita della bicamerale, per Calenda la presidenza della Commissione può “essere del Movimento 5S che rappresenta oggi il primo partito e potrebbe proporre alle altre forze la sua idea sulla terza repubblica”. “Salvini e Di Maio – ha spiegato Calenda – hanno dimostrato di essere politici capaci ma la situazione internazionale è critica e non è il caso adesso di fare salti nel buio”. “La crisi Siriana – ha aggiunto – è destinata ad allargarsi anche se si dovessero arrestare temporaneamente i raid. Il Medio Oriente sta vivendo la sua guerra dei 30 anni. Sciiti e Sunniti al posto di Cattolici e Protestanti ed esattamente come nella guerra dei 30 anni il conflitto sta risucchiando le grandi potenze esterne al mondo musulmano. Dobbiamo preparaci ad un’instabilità prolungata – ha concluso – che contagerà il nord Africa con pesanti riflessi sui flussi migratori”.