Atac ha 60 giorni di tempo per ottenere l’idoneità finanziaria necessaria all’iscrizione presso il Registro Elettronico Nazionale (Ren). Pena la revoca della gestione del trasporto pubblico capitolino da parte del Ministero Infrastrutture e Trasporti. L’intimazione – piuttosto perentoria – arriva direttamente dal Dicastero di piazza di Porta Pia ed è giunta in Campidoglio nel pomeriggio, dopo che a ottobre la stessa azienda capitolina aveva comunicato di non essere più in possesso dei criteri richiesti.

Sostanzialmente, alla municipalizzata dei trasporti – in procedura di concordato preventivo presso il Tribunale Fallimentare di Roma – al momento mancherebbero fideiussioni bancarie per 12 milioni di euro necessarie a coprire dal punto di vista finanziario l’assicurazione dei mezzi in circolazione con la compagnia Assicurazioni di Roma (Adir). Questo non vuol dire – come specificano fonti dell’azienda – che i veicoli non siano assicurati, bensì che al momento non vi siano le garanzie necessarie ad assicurare il pagamento del premio. In passato, infatti, trattandosi di un rapporto economico interno al “gruppo” di Roma Capitale, Adir teneva un occhio di riguardo nei confronti della società di via Prenestina, accontentandosi di strumenti finanziari che attestavano una corresponsione in denaro che avveniva successivamente. Con la procedura fallimentare in corso, tutto questo, come spiegano gli uffici capitolini, non è stato possibile.

Cosa accade adesso? Come precisa il Mit, Atac ha 60 giorni di tempo per adeguarsi “al fine di mantenere l’iscrizione al Registro, necessaria per l’esercizio delle imprese di trasporto”. Si tratta, assicura Atac “di un adempimento previsto dalla legge al quale l’azienda sta ottemperando, d’intesa con Roma Capitale”, anche se fonti ministeriali parlano di una “apertura di credito eccezionale” nei confronti della società dei trasporti. Il termine ultimo è previsto dunque per il 30 maggio, anche se già il 28 si conoscerà probabilmente l’esito della procedura concordataria, di qui la decisione di prolungare il termine stabilito dall’Ue.

Le prime sporadiche notizie giunte nel pomeriggio – che tuttavia mai hanno lasciato intendere un’imminente revoca del servizio – avevano allarmato gli esponenti dell’opposizione in Campidoglio, spingendo in molti a parlare di “gravissima revoca del servizio”. Un fraintendimento tutto politico che ha spinto quindi il Ministero a specificare che è al momento “immotivato qualsiasi allarme di interruzione di servizio”. Della serie: il malato è grave, ma è ancora in vita.