Il numero dei reati non è mai stato così basso negli ultimi dieci anni, con una flessione nel 2017 del 4,4% rispetto all’anno precedente. Dall’attacco a Charlie Hebdo nel gennaio 2015, inoltre, l’Italia è riuscita a garantire la sicurezza dei suoi cittadini senza comprimerne le libertà. E da luglio scorso sono arrivati quasi centomila migranti in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Nel giorno del 166/esimo anniversario della fondazione della Polizia, Franco Gabrielli prima e Marco Minniti dopo – come riporta l’agenzia Ansa – rivendicano i successi degli apparati di sicurezza di fronte ai leader politici usciti vincitori dalle elezioni del 4 marzo: su tutti il leader della Lega Matteo Salvini, assediato dai cronisti per una parola su Di Maio e dai fan per un selfie, ma anche il presidente della Camera Roberto Fico, arrivato alla cerimonia sulla terrazza del Pincio stavolta non in bus ma a bordo di una volante della Polizia.

Ma sia il capo della Polizia sia il ministro dell’Interno sanno bene che i risultati ottenuti non cancellano le questioni sul tappeto, a partire dai rischi del terrorismo jihadista. “Non si può mai dire mai, non mi sentirete mai dire parole rassicuranti su questo tema. Lo Stato Islamico è stato colpito al cuore nella sua forza militare, ma non è morto e continua a colpire – dice infatti Minniti – È finito il sogno dannato del terrorismo che voleva farsi Stato, rimane la minaccia terroristica rappresentata dai lupi solitari e dai foreign fighters”. Una minaccia “diffusa e indifferenziata” sottolinea Gabrielli, contro la quale serve la “massima attenzione” e un’azione di prevenzione “quanto più possibile anticipata, per interrompere percorsi di radicalizzazione”. Ma non c’è solo questo: se infatti, fino a qualche mese fa, 007 e forze di polizia erano “certe” che l’Isis non avrebbe mai mischiato tra i migranti i suoi combattenti, ora che lo Stato islamico si è dissolto non è più così. “E’ un’eventualità che esiste – ammette Gabrielli – e che stiamo seguendo con molta attenzione”.

Proprio sul fronte migranti, però, Minniti rivendica l’azione svolta in questi mesi di governo, a partire dall’accordo con la Libia. “Per il decimo mese consecutivo si è registrato un calo degli sbarchi di migranti. Dal 1 luglio scorso sono arrivate 95.600 persone in meno rispetto al 2016 e si tratta di un colpo straordinario ai trafficanti di esseri umani”. Naturalmente, aggiunge il ministro in un discorso che è sembrato quasi un congedo (“ho avuto il raro privilegio di lavorare con voi. I ministri, passano la Polizia resta”), guardando il palco dove siedono Salvini, la leader di Fdi Giorgia Meloni e Gianni Letta, “nulla è mai acquisito una volta per tutte, ma i numeri ci dicono che quei processi possono essere governati. L’Unhcr lavora in Libia, visita i centri ed è innegabile che qualcosa sia cambiata e stia cambiando”.

L’altro messaggio alla politica che arriva sia da Gabrielli sia da Minniti è che le forze di polizia non possono continuare ad essere il bersaglio di “conflittualità sociali” sempre più aspre, che fanno delle piazze “stanze di compensazione di ragioni contrapposte”. “Troppo spesso – scandisce Gabrielli – i poliziotti sono stati bersaglio di atti violenti da parte dei manifestanti le cui istanze dovrebbero essere risolte in altri contesti sociali”. “Nessun malinteso ideale o presunto valore sociale – aggiunge il titolare del Viminale – può giustificare chi lancia bombe carta con chiodi o chi colpisce carabinieri caduti a terra: sono atti criminali, punto e basta“. Prima della consegna delle medaglie, Gabrielli rivendica anche l’ultima innovazione introdotta, i nuovi distintivi di qualifica per i poliziotti, “che ci permettono di svincolarci dai gradi militarti non per segnare una distanza da loro ma per rimarcare la nostra identità di amministrazione civile”. Una scelta condivisa da tutti i leader sindacali (che alla fine posano per una foto ricordo) ad eccezione del Sap, che ha disertato la festa e criticato la scelta: “sono costati 5 milioni. Prima di modificare i galloni sulle spalline delle divise, sarebbe stato opportuno pagare gli straordinari in ritardo di un anno e mezzo e fornire mezzi e divise idonee a tutto il personale”.