Il massacro di almeno 17 manifestanti palestinesi a Gaza e il ferimento di altre centinaia costituiscono un nuovo crimine contro l’umanità a carico del governo di Benjamin Netanyahu.

Le circostanze dell’accaduto, come documentate da numerosi video e filmati, non lasciano adito a dubbi. I cecchini militari israeliani hanno aperto il fuoco contro una manifestazione di massa quando essa si trovava ancora a distanza dalla linea di confine. Si è quindi scatenato un vero e proprio tiro al piccione contro i palestinesi in fuga.

Con ogni evidenza, questo massacro costituisce un crimine contro l’umanità ai sensi dell’articolo 7, primo comma, lettera a dello statuto della Corte penale internazionale, che punisce come tale ogni omicidio compiuto nel corso di un attacco sistematico contro la popolazione civile.

Tutte le condizioni per l’intervento della Corte sono riunite. Infatti, l’Autorità palestinese ha da tempo aderito allo Statuto che ritiene perseguibili i crimini avvenuti sul territorio di uno Stato firmatario o aderente. Sarebbe quindi ora che il procuratore e i giudici della Corte si scuotessero di dosso il torpore e il timore da cui sono immancabilmente colti ogniqualvolta sono chiamati a processare qualche criminale che non appartenga a uno Stato povero e africano. Altrimenti, sarà meglio mettere definitivamente fine alla sua esistenza dato che si rivelerebbe non solo inutile ma anche dannosa per la causa del diritto e della giustizia internazionale, nel cui nome essa fu istituita vent’anni fa circa.

L’intervento della Corte penale internazionale contro gli esponenti politici e militari israeliani a seguito di questo nuovo crimine è stato chiesto fra gli altri dai giuristi democratici con un loro comunicato, per evitare nuovi crimini e un’ulteriore espansione dell’odio consapevolmente alimentato dal governo di Netanyahu.

La politica di quest’ultimo si traduce del resto da tempo quotidianamente nella violazione dei diritti umani dei Palestinesi, costretti a vivere in condizioni disumane dall’occupazione dei loro territori, dal vero e proprio apartheid nei loro confronti e dal blocco economico permanente di Gaza.

Per battere tale politica occorrerebbero sanzioni internazionali contro Israele o quantomeno prese di posizioni chiare e coerenti contro i crimini commessi dal suo governo. Inutile aspettarsi una tale chiarezza e coerenza dall’agonizzante governo Gentiloni, che pure, scodinzolando come un cagnolino, si è di recente accodato alle recenti misure ritorsive, del tutto ingiustificate, contro la Russia.

Invero improbabile, peraltro, che diverso sia il comportamento di nuovi governi di cui si discute attualmente, dato che il servilismo atlantico, che include la sistematica copertura dei crimini di Israele, costituisce un tratto caratterizzante della nostra classe politica vecchia e nuova, con l’eccezione di Potere al popolo e forse di Liberi e uguali.