Un’organizzazione “punto di riferimento per i tunisini che emigrano in Occidente” con base a Napoli in grado di far transitare clandestini dall’Italia verso la Francia, garantendo loro documenti falsi, spostamenti lungo la Penisola e passaggio in auto oltreconfine. Un gruppo che ha “notorietà e radicazione” in Tunisia e in Europa, con il quale Anis Amri era entrato in contatto nel periodo trascorso ad Aprilia, in provincia di Latina, prima di mettere a segno l’attentato al mercatino di Natale di Berlino del 19 dicembre 2016. Nella zona i magistrati della Procura di Roma hanno messo sotto indagine 20 persone: “Tutte le pedine che si trovavano nel Lazio che avevano un collegamento” con il terrorista.

Akram Baazaoui, Mohamed Baazaoui, Dhiaddine Baazaoui e Rabie Baazaoui, tutti residenti tra Napoli e il casertano. Sono 4 dei 5 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma Costantino De Robbio nell’ambito dell’indagine “Mosaico” coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Sergio Colaiocco. Che ha raggiunto anche Abdel Salem Napulsi, palestinese in carcere a Rebibbia dal 22 novembre 2017 e finito nell’inchiesta con l’accusa di addestramento e attività con finalità di terrorismo internazionale. Ad Akram Baazaoui, considerato il capo dell’associazione a delinquere ipotizzata dai pm, Amri aveva chiesto secondo una testimonianza finita negli atti d’indagine documenti con cui lasciare l’Italia sotto falso nome.

Documenti che l’organizzazione ha fornito a decine di tunisini sbarcati in Sicilia, transitati per la Penisola e diretti in territorio francese. Persone partite dal Paese che ha sfornato più foreign fighter tra quelli dell’Africa settentrionale e che secondo Frontex ha fatto registrare nel 2018 un notevole aumento delle partenze: “Nel 2018 il 20% delle partenze dei migranti è avvenuto dalla Tunisia”, ha spiegato il 27 marzo il direttore esecutivo Fabrice Legeri in audizione in Commissione Libertà civili del Parlamento europeo, sottolineando che i velivoli dell’agenzia hanno rilevato flussi di migranti non intercettati da Algeria e Tunisia, che pongono “preoccupazioni di sicurezza”.

Akram e il suo braccio destro Mohamed “sono informati in tempo reale degli arrivi dei nuovi migranti e si attivano immediatamente per predisporre l’accoglienza di questi a Napoli e il successivo trasferimento in Francia – scrivono gli inquirenti commentando le intercettazioni – anzi Mohamed si lamenta dell’eccessivo numero di persone che è costretto a ospitare, ben lasciando intendere che non si tratta di un evento isolato ma di un vero e proprio sistema“.

Un sistema che si occupa dei suoi clienti fin dalla partenza nel Paese natio: in un’intercettazione del 1° novembre 2017 Akram parla con un “tunisino dalla Tunisia”, che “gli dice che stanno giungendo in Sicilia nuovi immigrati. (…) Akram commenta dicendo: non è facile arrivare in Sicilia, bisogna vedere se il comandante dell’imbarcazione è capace”. A quel punto il tunisino risponde: “Qui chiedono tutti di te, ma io gli ho detto che Akram viaggia tra Francia, Germania e Spagna”. Secondo i magistrati, il riferimento alle difficoltà di attraversare il Mediterraneo e al capitano del battello “dimostrano ancora una volta come l’associazione costituisce parte attiva nel trasferimento dei migranti fin dalle coste della Tunisia“.

Il lavoro dell’organizzazione si intensifica quando i migrante arriva sul suolo italiano e Baazaoui gli trovano in primo luogo un alloggio. L’11 ottobre Akram e Mohamed parlano di “80 ragazzi di Chrarda (città dell’entroterra tunisino sulla strada da Sidi Bouzid e la città costiera di Sfax, ndr) che sono arrivati a Lampedusa“. Per sistemarli il capo domanda al suo braccio destro “se gli può affittare la casa di Dhia oppure dovrà rivolgersi a Matteo che ha una casa disponibile”. Il giorno successivo Mohamed spiega che “ne sono arrivati 115, dice che sono scappati con un barcone molto veloce e la nave militare tunisina non è riuscita a fermarli”.

Il servizio va al di là della semplice sistemazione: parlando di come accogliere un gruppo di quattro migranti appena arrivati a Napoli, “emerge la sollecitudine con cui i tre si attivano per trovare un alloggio ben sapendo che sono privi di documenti. Lo scopo è di farli riposare, fargli tagliare i capelli e fargli fare delle foto per fare i documenti falsi prima che che riprendano il loro viaggio verso la Francia”. Il gruppo, infatti, si occupa anche del passaggio del confine, mettendo a disposizione dei clienti “un uomo a Ventimiglia che per 150 euro a persona con la sua macchina prende le persone e le porta in Francia“.

Il lavoro non è finito. Perché in Francia Akram hai suoi uomini cui indirizza i clandestini che sono riusciti a passare il confine senza documenti. Lì “gli stranieri contattano al telefono Akram che gli indica i luoghi in cui incontrare i membri dell’associazione che li aiuteranno a raggiungere la loro meta finale”. L’organizzazione è ramificata: “A Parigi sono presenti più sodali che Akram contatta e a cui affida il compito di sistemare gli stranieri e fornire loro i documenti che lo atesso Akram invia in Francia tramite corriere postale“.

Mai consegnare i documenti in Italia perché, spiega il capo parlando di una persona rimasta a Milano in attesa di partire, “se lo fermano con la carta e lo arrestano, lo mandano in Tunisia. La carta si usa solo quando si trova in Francia”. Una volta ricevuto il documento, il migrante paga l’organizzazione. Un modus operandi che giustifica il “continuo invio di denaro dalla Francia” tramite servizi di money transfer: somme mai superiori ai 300 euro.

@marco_pasciuti