Fa un altro passo in avanti l’affaire della Popolare Vicenza. Va verso l’unificazione in un solo maxi-processo l’inchiesta sul crac dell’istituto veneto con un secondo, specifico, capitolo di indagine: quello per l’ostacolo alla vigilanza nei confronti di Consob, che i vertici dell’istituto avrebbero compiuto all’atto dell’aumento di capitale nel 2014. È per quell’episodio – oggetto anche di un conflitto di competenza territoriale Milano-Vicenza, che la Cassazione risolse rimandando gli atti in Veneto – che la Procura aveva ottenuto a inizio febbraio il sequestro preventivo di 106 milioni di euro: ovvero il profitto stesso dell’aumento di capitale, realizzato da BpVi schermando i controlli di Consob. Quei soldi, all’esito del processo, potrebbero andare a risarcire in toto i risparmiatori ingannati.

Si tratterebbe di circa 100 azionisti che – attratti da una particolare azione di consulenza effettuata dalla Banca – avevano sottoscritto quote dell’aumento; in gran parte piccoli e medi risparmiatori, che subirono pesanti perdite proprio in virtù di una attività della banca che non era stata comunicata a Consob e che integra di fatto il reato di ostacolo.

I pm Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi hanno chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore generale Samuele Sorato, il suo vice Emanuele Giustini, e la stessa Banca Popolare vicentina. L’ex presidente Gianni Zonin e tutti gli altri indagati già nel primo troncone (Giuseppe Zigliotto, Paolo Marin, Massimiliano Pellegrini, Andrea Piazzetta) saranno a chiamati a rispondere invece di ostacolo alla vigilanza verso Bankitalia e Bce. Il procuratore di Vicenza, Antonino Cappelleri, aveva auspicato proprio che si riuscissero a chiudere le indagini preliminari sull’ostacolo a Consob prima della conclusione del troncone già davanti al gup, tuttora in corso e in cui sono state ammesse oltre 5mila parti civili. 

Nel frattempo le associazioni di risparmiatori hanno già iniziato a raccogliere le costituzioni di parte civile che vanno rinnovate in udienza – per questi fatti – entro il prossimo 21 aprile. In quella data, essendo in corso l’udienza preliminare per il primo troncone, il giudice Roberto Venditti intende riunire tutto in un solo maxi-processo. Particolare rilevanza assumerà poi, nel processo, la discussione sulla posizione di questi 100 azionisti, che avrebbero il diritto teorico al risarcimento integrale, ma potrebbero aver firmato la transazione a nove euro. I giudici dovranno appurare se abbiano conservato o meno il diritto alla restituzione piena del loro investimento.