La piccola Pietroburgo d’Italia si è ribellata. Non è bastato lo sguardo fiero di Lenin. Il paese gli ha voltato le spalle nel segreto dell’urna. Per la prima volta a Cavriago, piccolo borgo rosso dell’(ex) rossissima Emilia, unica città d’Occidente ad aver dedicato un busto al leader comunista, il Movimento Cinque Stelle ha superato il Partito Democratico. Lieve sorpasso alla Camera (32% contro 31%), e pareggio al Senato (30,7% a testa) ma tanto basta per parlare di “svolta epocale”

in una terra da sempre “fedele alla linea”, cresciuta nel segno di falce e martello, nel solco di un Pc che per anni ha amministrato insieme a artigiani, imprenditori e industriali facendo dell’Emilia la locomotiva d’Italia.

“Veniamo ancora dipinti come bolscevichi col colbacco ma Cavriago non è più così da quarant’anni – dice il sindaco Paolo Burani, Pd. Dal 2013 a oggi il suo partito ha perso mille voti, “trecento sono andati al Movimento Cinque Stelle, un centinaio a Liberi e Uguali e seicento alla Lega. E quest’ultimo è il dato più preoccupante, il fatto che anche in Emilia Romagna si siano rotti quegli argini valoriali che un tempo impedivano a un elettore di sinistra di votare a destra. Oggi non è più così”. E infatti, oltre a quello dei 5 stelle, l’altro exploit, non meno rilevante, è stato quello della Lega, volata oltre il 13% rispetto al 2% delle politiche del 2013. Scontento e voglia di cambiamento, rabbia e speranza. Per chi mercoledì mattina è al mercato di Piazza della Libertà, il busto di Lenin che poco lontano veglia su Cavriago è ormai solo un reperto della storia perduto nei bei tempi andati. Perché la sinistra “ha sbagliato tutto e le cooperative rosse non esistono più”, e chi, con nostalgia, ricorda ancora il comunismo come “l’ideologia perfetta come la dottrina di Gesù Cristo”, per questo giro ha scelto il movimento. “Basti pensare che hanno vinto perfino a Campegine, lì dove i fascisti nel 1943 ammazzarono i fratelli Cervi”. Addio pure al voto di appartenenza, che era quasi un’ eredità di famiglia. Le urne si sono “laicizzate”.

Ma a Cavriago i pentastellati hanno iniziato a bussare alla porta già cinque anni fa. Natascia Cersosimo, “grillina di seconda generazione” come si definisce lei stessa alle elezioni del 2014 ha conquistato uno scranno in consiglio comunale. Infermiera, “sono un’animalista che ama cucinare dolci, amo passeggiare e nuotare al mare” si presentava la candidata sul sito pentastellato nel 2014. Prendendo a prestito Lucrezio si augurava “accidere ex una scintilla incendia passim”, “a volte da una sola scintilla scoppia un incendio”. E le fiamme, in effetti si sono levate in tutto il Paese, sfondando anche la linea Maginot di questa terra di rossa memoria. “Oggi assistiamo a una svolta epocale”, esulta Rossella Ognibene, sconfitta all’uninominale della Camera per una manciata di voti dalla deputata uscente del Partito Democratico Antonella Incerti. “Non si tratta di un mutamento di dna, ma di una chiara richiesta di cambiamento. Un terzo dei cittadini italiani e di questo paese hanno voluto dire basta a decenni di politiche usuali che hanno portato solo a un aggravamento della crisi economica”. 

Vicino a Piazza Lenin, nell’ex complesso della cremeria di Cavriago, oggi di proprietà del Comune, sorge il circolo Kessel. Nato tre anni fa, riunisce una trentina di giovani del paese. Musica live e dibattiti, ma anche incontri pubblici su temi politici come il referendum costituzionale. “Siamo apartitici ma non apolitici”, chiarisce Nicolò Fantini, “Per noi l’obiettivo è far coesistere persone che hanno idee politiche magari differenti. Stimolare i giovani a partecipare, renderli attivi, anche questo è fare politica”. Senza vangeli, sacri o profani, all’ombra del vigile Lenin.