Se il Presidente Sergio Mattarella gli darà l’incarico (può il Capo dello Stato escludere il primo partito italiano, votato da un elettore su tre?), Luigi Di Maio dovrebbe fare quello che aveva promesso di fare: presentarsi ai partiti – tutti, anche il Pd de-renzizzato – per chiedere un sostegno esterno a un governo 5 Stelle – sia chiaro: non un’alleanza, ma un sostegno esterno (come ha detto anche Michele Emiliano) – su alcuni punti programmatici. Ad esempio:

– Taglio ai costi della politica e ai vitalizi
– Superamento della legge Fornero
– Superamento del Jobs Act e ripristino dell’articolo 18
– Abolizione della “Cattiva” Scuola
– Reddito di cittadinanza
– Nuova legge elettorale

Punti che peraltro sono condivisi anche da altre forze politiche: il taglio dei vitalizi non doveva essere già fatto con la legge Richetti, approvata alla Camera con un voto trasversale? Il reddito di cittadinanza non lo ritroviamo, in parte e con nomi e fondi diversi, anche nel “reddito d’inclusione” del governo Gentiloni e nel “reddito di dignità” del programma elettorale del centrodestra?

Ecco, sottoporrei questi (e altri) passi a tutti i partiti – in consultazioni in diretta streaming, per offrire ai cittadini il massimo della trasparenza su proposte, obiezioni e risposte – e vedrei se ci stanno. Dicono no? Se non si trova una maggioranza, si torna ovviamente (e subito) al voto. Ma con l’ulteriore forza del rifiuto degli altri – pubblico ed esplicito – su punti che fanno parte anche del loro programma. Matteo Salvini può dire no a chi gli offre di cambiare insieme la legge Fornero? La minoranza (e forse non solo) Pd e LeU possono dire no a chi gli propone di ridare dignità ai lavoratori (Jobs Act), agli elettori (Rosatellum), alla politica (taglio a costi e privilegi)? Certo che possono, ma a costo di giocarsi (altra) credibilità e perdere (altri) voti.

Un percorso non facile, ma chiaro, lineare e – soprattutto – alla luce del sole di fronte al paese, che si è espresso così nettamente. Onorate la sua richiesta e la sua fiducia.

PS: come dice il sondaggio dell’Istituto Noto sul Fatto di oggi, il 59% di chi ha votato Pd è favorevole a un accordo di governo col M5S. Tenete conto di loro, invece che dei dirigenti che lanciano l’hashtag #senzadime (mentre Berlusconi, Alfano, Verdini andavano benissimo).