Il Prodotto interno lordo in salita dell’1,5%, come da previsioni del governo. E, proprio per effetto della crescita più alta dal 2010, il debito pubblico che cala al 131,5% del pil contro il 132% di fine 2016. Per lo stesso motivo la pressione fiscale – calcolata come rapporto tra le imposte e i contributi e il pil –  si riduce al 42,4% contro il 42,7% dell’anno prima. L’Istat, a tre giorni dalle elezioni, ha diffuso i dati sui conti delle amministrazioni pubbliche. Il governo esulta: “Udite udite, cala il debito pubblico, è passato dal 132 al 131.5%”, ha detto Paolo Gentiloni. “Direte, ‘è solo mezzo punto’, ma vi assicuro che nella dinamica e nella discussione che si svolge in Europa il fatto che si sia invertita la tendenza è un fatto molto molto importante”.

Resta il fatto che il pil, in volume, è ancora inferiore di oltre 100 miliardi rispetto ai livelli pre crisi. E il divario con i partner europei non cala, anzi: l’Italia rimane ultima. Lo scorso anno il pil dei Paesi dell’Eurozona è salito in media del 2,4%, quello dell’Ue del 2,6%. Quanto al debito, in livello assoluto è a 2.256 miliardi, in aumento di 37 miliardi rispetto al 2016 e di 119 miliardi negli ultimi tre anni. Peraltro l’indebitamento comunicato dall’Istat “non include la contabilizzazione degli effetti” del decreto per la liquidazione di Popolare Vicenza e Veneto Banca. Per le quali il governo ha stanziato un contributo pari a poco meno di 5 miliardi oltre a garanzie di circa 12 miliardi. Quei costi verranno contabilizzati sulla base delle indicazioni dell’Eurostat, con conseguente revisione al rialzo dei valori di deficit e debito.

L’economia si conferma in ripresa rispetto al 2016, quando la crescita si è fermata allo 0,9%. Il +1,5%, come detto, è in linea con le indicazioni del governo nella Nota di aggiornamento al Def. Il rapporto debito-Pil è lievemente migliore rispetto al 131,6% messo nero su bianco nel documento ufficiale. L’avanzo primario (indebitamento meno la spesa per interessi) è ancora una volta positivo, salendo all’1,9% dall’1,5% del 2016. Il saldo è positivo da 8 anni consecutivi. Si conferma il peso della pressione fiscale, in calo ma di decimali rispetto all’anno precedente: si passa al 42,4% del Pil rispetto al 42,7%, 0,3 punti percentuali in meno.

Il Tesoro ha diffuso una nota di commento in cui si legge che la crescita “ha raggiunto un ritmo simile a quello registrato prima della crisi, sebbene inferiore a quello delle altre economie europee a causa dei vincoli imposti al bilancio pubblico dal livello del debito”. Quanto alla pressione fiscale, “è scesa dal 43,3% del 2014 al 42,4% (41,9% se si classifica il bonus 80 euro come riduzione Irpef anziché spesa sociale”.

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