Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio, nonché candidato del Movimento 5 stelle in Basilicata, è indagato nell’ambito di un’inchiesta per riciclaggio a Siena, dove l’imprenditore è titolare di diverse attività. La notizia è stata rivelata da il Corriere della Sera, la Stampa e il Messaggero: l’indagine, condotta dalla Guardia di finanza, riguarda il reimpiego di capitali per l’acquisto di bar e ristoranti attraverso società e conti correnti anche esteri. Caiata su Facebook si è difeso dicendo di essere innocente, ma si è comunque autosospeso dal Movimento. Ha anche detto che si tratta di una “storia vecchia del 2016” che pensava “fosse stata archiviata”. Una giustificazione che è bastata per sancire la sua esclusione dal M5s: “Al di là delle sue eventuali responsabilità penali che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal Movimento 5 stelle”, ha detto Luigi Di Maio. Nel capoluogo toscano, Caiata, 46 anni, è stato titolare di diversi locali molto frequentati da turisti. La sua candidatura alla Camera era stata ufficializzata lo scorso 29 gennaio dal leader, nella conferenza di presentazione della squadra. E Caiata non sembra particolarmente colpito: “State tranquilli: non mi ritiro, sono più TOSTO di prima!” scrive su facebook utilizzando l’aggettivo “tosto”, termine da lui spesso utilizzato per commentare le partite della sua squadra, primo in classifica in serie D.

Caiata su Facebook: “Una storia vecchia del 2016” – “Sono una persona perbene e mio figlio può essere orgoglioso di suo padre”, ha scritto il presidente del Potenza Calcio su Facebook, “perché ha sempre fatto tutto in modo onesto. La vicenda tirata fuori dai giornali è una storia vecchia del 2016 e già conosciuta, rispetto alla quale a suo tempo ho messo a disposizione tutta la documentazione necessaria per chiarire la mia posizione e che ad oggi ritenevo fosse stata archiviata, motivo per cui non ne ho fatto cenno con il Movimento 5 stelle”. Caiata ha detto anche di essere estraneo alle accuse: “Ho molta fiducia in quello che la magistratura vorrà dire, anzi spero e invito la Procura a dire come, da questa indagine, non sia emerso assolutamente niente sul mio conto. Condanno fortemente e violentemente i giornalisti che senza pietà e, per loro interesse, stanno massacrando una persona perbene. E’ sicuramente sorprendente la tempestività con cui una notizia vecchia di due anni venga riportata oggi, da tutti i media nazionali, a meno di dieci giorni dal voto. A tal proposito devo specificare anche che la notizia relativa alla vendita del ristorante il Campo alla cooperativa La Cascina è falsa, perché ancora oggi quel ristorante è di mia proprietà”.

Di Maio: “Ce l’ha omesso, è fuori dal M5s” – In un primo momento lo staff M5s aveva preso tempo per valutare la situazione e decidere che tipo di provvedimento adottare in risposta. Ma non appena hanno scoperto che Caiata era a conoscenza dell’indagine e che non l’ha comunicato, Di Maio ha annunciato la cacciata. “Abbiamo conosciuto Salvatore Caiata come presidente del Potenza calcio e ‘lucano dell’anno'”, ha scritto su Facebook Di Maio. “Per questo è stato candidato con il Movimento 5 Stelle. Al momento della sua candidatura ci ha fornito tutta la documentazione che attestava che la sua fedina penale era pulita e nulla è risultato né dal certificato penale né da quello sui carichi pendent”. Oggi apprendiamo per la prima volta che su di lui c’è un’indagine che risale al 2016, di cui Caiata non ci ha informati. Se lo avesse fatto gli avremmo chiesto, come da nostro Regolamento, di fornirci per la candidatura il certificato rilasciato ai sensi dell’art. 335 del c.p.p. e i documenti relativi ai fatti contestati. Al di là delle sue eventuali responsabilità penali che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal MoVimento 5 Stelle”.

L’indagine – Il fascicolo aperto dal procuratore di Siena Salvatore Vitiello, scrive Il Messaggero, vede iscritto tra gli indagati anche l’imprenditore kazako Igor Bidilo e coinvolge Cataldo Staffieri, rappresentante per l’Umbria e la Toscana del La Cascina, coop che nella cittadina toscana gestisce i locali più famosi del centro storico, già finita nell’inchiesta sul Mondo di mezzo della Procura di Roma.