“Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista‘, a Palermo come in tutta la Sicilia, dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonché la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo“. Quello appena letto è solo un passaggio della rivendicazione del raid punitivo ai danni di Massimo Ursino, dirigente provinciale di Forza Nuova, che ieri sera a Palermo è stato fermato in strada, legato e picchiato a sangue da almeno sei persone col volto coperto. “In città tutti sanno chi è stato” accusano i militanti di Forza Nuova, che esprimono solidarietà al loro esponente, che nel pestaggio ha riportato una frattura al naso, ematomi al volto e in tutto il corpo e una sospetta lesione alla spalla. Un’azione violenta, filmata dagli autori e messa in rete, che accade a soli 11 giorni dalle elezioni politiche e ancor meno dall’arrivo in città del leader della compagine di estrema destra Roberto Fiore. Nel frattempo, la polizia ha effettuato delle perquisizioni nei confronti di soggetti che sarebbero coinvolti nel pestaggio a Ursino. Gli agenti sono andati in alcuni centri sociali, presso le abitazioni private di militanti, ma anche in via Cavour dove lo studentato “Malarazza” è stato occupato tempo fa da un centro sociale. Secondo le agenzie di stampa, sono cinque le persone individuate dalla Digos: in questo momento si trovano in Questura e la loro posizione è al vaglio degli inquirenti. La polizia è arrivata ai presunti responsabili del pestaggio, legati alla “sinistra antagonista”, esaminando le immagini di alcune telecamere della zona.

LA RIVENDICAZIONE – Il nome del massimo dirigente di Forza Nuova è presente nella rivendicazione dell’agguato. “A pochi giorni dall’arrivo in città di Roberto Fiore, atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale – si legge nella email – Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. È stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilità di fuggire” è la ricostruzione fornita. Poi l’attacco politico: “Chi afferma che esista una ‘minaccia fascista‘, a Palermo come in tutta la Sicilia – prosegue la nota – dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonché la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell’antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere se stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico“. Nel comunicato, inoltre, viene evocato più volte lo spirito antifascista del capoluogo siciliano: “I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo – è scritto – a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c’è spazio per il fascismo”.

IL VIDEO – La Digos sta indagando per identificare gli autori del raid che è stato ripreso con un telefonino da una ragazza che faceva parte del gruppo di aggressori. Le immagini sono particolarmente cruente. Nel video si sente la ragazza che cerca di tranquillizzare i passanti terrorizzati: “Tranquilli, è solo una scherzo…”. Il filmato è stato messo su YouTube e inviato ad alcune testate locali on line. Nel video, buio e non nitido, si sente una voce, probabilmente uno degli aggressori, dire “Cercavi a me? Dice che cercavi a me?…”. E poi una voce femminile che dice: “Dai che lo conosciamo, non è successo niente. E uno scherzo”.

“TUTTI SANNO CHI È STATO” – “A Palermo lo sanno tutti chi sono gli aggressori, anche il sindaco Orlando” hanno detto alcuni militanti di Forza Nuova davanti al Pronto Soccorso dell’ospedale Civico dove veniva medicato Massimo Ursino. Sull’aggressione è intervenuto anche il sindaco Orlando, con un comunicato diffuso a tarda sera. “Quanto avvenuto con l’aggressione ai danni del segretario provinciale dell’organizzazione neofascista Forza Nuova a Palermo – si legge nella nota – è il segno della degenerazione che la politica italiana sta subendo, dopo avere sottovalutato la recrudescenza di fenomeni e comportamenti fascisti e razzisti, che rischiano di infettare culturalmente la società civile, anche quella che antifascista e antirazzista si proclama. Il fascismo non si combatte con lo squadrismo, bensì con la cultura e la resistenza“.

“COLPA DI BOLDRINI, GRASSO E ORLANDO” – “I mandanti di questo tentato omicidio sono noti e si chiamano Boldrini, Grasso, Orlando, Fiano e comunisti vari che hanno scatenato una vigliacca campagna di odio verso il nostro movimento e i nostri militanti” hanno scritto invece sui social gli esponenti di Forza Nuova Palermo. Che poi hanno aggiunto: “Solidarietà al camerata aggredito, nulla resterà impunito. È vile e grave l’aggressione, il risultato della grave campagna di odio scatenata dalle forze e dalla stampa di regime contro il nostro movimento”.

LE CONDIZIONI – Per quanto riguarda le condizioni di salute Massimo Ursino, secondo quanto comunicato dal personale medico dell’Ospedale Civico l’uomo ha riportato una frattura al naso, ematomi al volto e in tutto il corpo e una sospetta lesione alla spalla. I medici del Pronto Soccorso gli hanno diagnosticato una prognosi di venti giorni.

IL PRECEDENTE – Ursino è un nome noto a Palermo. E non solo in ambienti di estrema destra. Venne arrestato nel luglio 2006 per aver rapinato e picchiato due immigrati del Bangladesh nel centro di Palermo di fronte al teatro Massimo. Dopo aver subito la rapina, una borsa e articoli di bigiotteria, le due vittime avrebbero inseguito Ursino e due suoi complici (anche loro di Forza Nuova) ma questi avrebbero tirato fuori delle spranghe e picchiato a sangue gli immigrati. Ursino venne condannato in primo grado a due anni e mezzo di carcere. Ma quello con i due venditori ambulanti non è stato l’unico episodio violento e a sfondo razzista a cui Ursino avrebbe partecipato. Nel giugno 2005, sempre con altri due complici, aggredì con pugni e bastonate un nigeriano e un altro giovane originario di Siracusa in via Candelai, sempre nel centro di Palermo. I tre vennero rinviati a giudizio per lesioni aggravate per aver agito in base a “motivi razziali”. Il dirigente di Forza Nuova nel 2008 partecipò al confezionamento e alla spedizione dei pacchi choc, inviati a varie redazioni giornalistiche, contenenti una bambola sporcata con sangue e interiora di animale per la campagna di Forza Nuova contro la legge 194. Nel febbraio dell’anno scorso qualcuno tentò di incendiare lo studio di tatuaggi di Ursino provocando danni alla saracinesca. Il dirigente di Fn disse ai poliziotti di avere avuto la notizia da un suo amico mentre si trovava nella sede del movimento, in via Villa Florio, durante una riunione. Mentre si trovava lì qualcuno lanciò una bomba carta sulla porta della sede provocando l’annerimento dell’infisso ma senza causare feriti.