Il Congresso è responsabile “dell’epidemia di stragi” negli Stati Uniti. L’accusa arriva dal democratico Chris Murphy in un intervento nell’aula del Senato la notte scorsa, subito dopo la notizia dell’ennesima sparatoria in una scuola americana, il liceo di Parkland in Florida, dove uno studente che era stato espulso per comportamenti violenti ha ucciso 17 persone e ne ha ferite 15. Intanto le associazioni che lottano contro la diffusione delle armi da fuoco denunciano che l’ultimo bilancio targato Donald Trump ha tagliato milioni di dollari destinati al sistema di controllo delle armi da fuoco (il Gun Background Check System): una decisione che rischia di “minare in maniera significativa” gli sforzi per tenere fucili e pistole lontani da mani pericolose. I due programmi federali tesi a rafforzare i background check per verificare se chi acquista armi è malato o ha precedenti penali hanno subito un taglio delle risorse del 16%: queste sono passate da 73 milioni di dollari a 61 milioni di dollari.

“L’epidemia di stragi di massa, questo flagello di sparatorie nelle scuole, una dopo l’altra – ha detto dal canto suo Murphy – succede solo da noi non per coincidenza, per sfortuna, ma come conseguenza della nostra inazione. Noi siamo responsabili del fatto che in questo Paese si ha questo livello di atrocità di massa che non ha nessun paragone in altre parti del mondo”. Il democratico è eletto in Connecticut, Stato dove è avvenuta una delle stragi più sanguinose ed orribili, quella della scuola elementare Sandy Hook dove nel 2012 furono uccisi 20 bambini. Allora il presidente Barack Obama ed i democratici del Congresso cercarono in tutti i modi di varare leggi più severe sul controllo delle armi, bloccati però dai repubblicani. Obama varò alcuni decreti esecutivi che però sono stati abrogati da Donald Trump.

Il presidente Trump, subito dopo la notizia della strage, ha diffuso una dichiarazione su quella che definisce “la terribile sparatoria in Florida”. “Le mie preghiere e le mie condoglianze vanno alle famiglie delle vittime, nessuno bambino, insegnante deve sentirsi non protetto in una scuola americana”, ha scritto su Twitter, con un parole che non fanno riferimento alla necessità di maggiori leggi sul controllo delle armi, a cui il presidente, come la maggioranza del partito repubblicano, si oppone.
“Condivido ogni parola di Donald Trump, ora gli rivolgo l’invito a muoversi ed unirsi a me per cercare di fare qualcosa”, è stata la risposta polemica, sempre su Twitter del deputato democratico Seth Moulton.

Dall’inizio dell’anno ad oggi, appena sette settimane, sono state già otto le sparatorie nelle scuole americane che hanno provocato feriti o morti. E bisogna ricordare che lo scorso autunno, ad ottobre, si è registrata la strage di massa più sanguinosa della storia, quella avvenuta durante un concerto a Las Vegas con 58 morti ed oltre 800 feriti.

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