Solo nei prossimi giorni sapremo quanto il Movimento cinque stelle pagherà in termini di consenso l’esplosione del caso dei ladri delle restituzioni. La vicenda è oggettivamente molto brutta: accanto a decine e decine di eletti che periodicamente versavano al fondo per il microcredito quanto risparmiavano sui ricchi emolumenti loro corrisposti dal parlamento e dalle regioni, vi sono pure parecchi furbi. Anzi, dei traditori di uno dei principi fondanti dei pentastellati: l’autoriduzione volontaria degli stipendi. A oggi, stando ai primi controlli, su oltre 23 milioni di euro risparmiati e reinvestiti nelle piccole e medie imprese italiane l’ammanco potrebbe aggirarsi intorno al milione di euro. Troppo per non pensare che i responsabili siano molti più dei due di cui si conoscono già le generalità.

È ovviamente importante, non per il Movimento, ma per chiunque creda nel valore dell’esempio, che nel periodo più breve possibile i nomi di tutti i colpevoli saltino fuori. E che contro i colpevoli vengano presi provvedimenti esemplari. L’espulsione da sola pare però poco. Anche perché, a liste già depositate, può benissimo accadere che gli espulsi vengano eletti lo stesso e che, nonostante l’impegno a dimettersi, una volta arrivati in Parlamento non se ne vadano. L’aula, come è quasi sempre accaduto in passato, potrebbe infatti non votare le loro dimissioni oppure i diretti interessati potrebbero cambiare idea.

Cosa dovrebbe fare quindi il Movimento per dimostrare con i fatti di essere diverso da molti dei suoi avversari? La strada da seguire passa per forza attraverso i tribunali. I danni di immagine causati ai cinque stelle dai ladri delle restituzioni sono evidenti, vanno quantificati e devono essere risarciti. Inoltre va capito se ci sono gli estremi per presentare delle denunce penali per truffa. Inviare al proprio Movimento un ordine di bonifico per poi revocarlo prima che sia eseguito è un inganno effettuato con dolo. E il fatto che l’autoriduzione dello stipendio avvenga volontariamente non cambia le cose.

Certo, nessuna altra forza politica ha stabilito di autoridursi gli emolumenti e ha dichiaratamente rinunciato a 42 milioni di euro di rimborsi elettorali evitando per scelta di darsi uno statuto che avrebbe permesso di incassarli. Ma, arrivati a questo punto, l’eventuale differenza la può fare solo la reazione. La pulizia interna che deve essere rapidissima e totale. Non perché ci sono le elezioni alle porte. Ma perché se non avviene, il Movimento cinque stelle, agli occhi e per le coscienze di molti suoi elettori, non avrà più senso di esistere.