di Aurora Notarianni *

Sul non lavoro di Becky Moses bruciata viva nella tendopoli di San Ferdinando dove sostano i nigeriani impegnati nella raccolta di arance per un euro a cassetta, mentre le commissioni ministeriali non decidono sulle domande di asilo e gli ispettori del lavoro e le forze dell’ordine non sono abbastanza per reprimere i reati che ogni giorni si consumano su quella terra, producendo profitto per le organizzazioni criminali che non negano a nessuno un tozzo di pane. Neanche ai pochi che hanno la dignità di scendere in piazza urlando “schiavi mai”.

Sul lavoro a costo della vita dei dipendenti dell’Ilva dove, secondo un recente studio epidemiologico della Regione, si registra un aumento di mortalità degli operai del 107% per tumore alla pleura e del 151% al rene, mentre per gli altri lavoratori e gli abitanti dell’interland i casi di tumore allo stomaco, della pleura e del polmone registrano un aumento (rispettivamente +41%, +72%, +27%).

Ed è ancora più allarmante la notizia che 25 giovani in buone condizioni di salute sono stati utilizzati da una famosa casa automobilistica come cavie umane, nei laboratori dell’Università di Aquisgrana, in Germania per testare un motore diesel e studiare gli effetti dei gas di scarico esaminando le conseguenze dell’inalazione di biossido di azoto in diverse concentrazioni e per diverse ore. Sul lavoro precario che pervade ogni tipologia di rapporto pubblico e privato nonostante la regola, principio generale, del contratto di lavoro a tempo indeterminato. La situazione non è migliorata, nonostante le attese, dopo il Jobs act che fa registrare a dicembre 516mila precari in più.

Sul lavoro nero di tre milioni e trecento mila persone ossia della metà dei disoccupati risucchiati dal mercato dell’illegalità soprattutto al Sud (Calabria e Campania), secondo il rapporto del Censis per Confcooperative, tanto che il ministro Orlando, agli Stati generali alla lotta alla mafia, dice “Attenti, la mafia è l’unico ascensore sociale“.

Sul lavoro protetto dei dipendenti di Amazon che brevetta braccialetti per controllare le mani dei lavoratori attraverso l’emissione di impulsi sonori ultrasonici e di trasmissioni radio captati da un sistema generale che verifica la corretta esecuzione della prestazione.

Sul lavoro delle donne che ancora devono colmare il gender pay gap ossia la differenza con il salario percepito dagli uomini in misura superiore al 15 per cento secondo i dati Eurostat che segnalano la media dei paesi europei. A 50 anni dalla rivoluzione femminista le donne sono sempre più schiacciate tra lavoro, genitori e figli e, senza un efficiente sistema sociale, faticano il doppio per mantenere livelli di produttività e carriera adeguati alle loro competenze ed al loro quotidiano impegno ed a fronteggiare la pervasiva concorrenza dei colleghi, tant’è che pochissime raggiungono il tetto di cristallo al vertice della carriera se solo si pensa al 7,9% delle AD nelle 227 imprese italiane quotate in borsa.

Ma possiamo essere fiduciosi, il domani sarà più roseo. Grazie alla tecnologia che ridisegna il futuro del lavoro ed ha già prodotto i primi risultati.

I robot in campo medico e per l’assistenza agli anziani sono già operativi ma importanti sono i progetti per le imprese e per la vita quotidiana. Come Goliath, artigiano itinerante di dieci chili che taglia e incide su legno, alluminio e materiali plastici, progettato dalla società trevigiana Companies Meet Talent (COMEETA), la cui produzione è stata avviata qualche mese fa grazie ad una raccolta fondi (centomila dollari in quattro ore) attraverso Kickstarter, una delle più importanti piattaforme internazionali per il crowdfunding.

Ma la vera rivoluzione nella nostra vita quotidiana arriverà con l’automa R1, progettato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, un domestico prodotto in larga scala che sostituirà colf, badanti e tate ad un prezzo più alto all’inizio ma destinato a decresce fino a tremila euro, quindi, acquistabile da tutti anche a piccole rate mensili.

Il fenomeno è così importante che il Parlamento europeo ha approvato il 16 febbraio 2017 una risoluzione recante raccomandazioni alla commissione concernete norme di diritto civile sulla robotica con invito a valutare la possibilità di costituire una Agenzia per la robotica, in considerazione del fatto che l’umanità si trova sul punto di avviare una nuova rivoluzione industriale che già influenza anche il mondo del lavoro.

L’obiettivo di preservare la dignità degli individui, tenuto conto che l’autonomia dei robot implica la preventiva valutazione della questione fondamentale della loro natura, passa attraverso l’educazione ed il rafforzamento delle competenze dei lavoratori, il richiamo ai principi etici e di responsabilità e, soprattutto, all’osservanza delle tre leggi del visionario Isaac Asimov, prima fra tutte quella rivolta ai progettisti: il robot non può recare danno all’umanità.

Se la Repubblica di domani sarà fondata anche sul lavoro dei robot c’è una ragione in più per non cancellare la parola razza dall’art. 3 della Costituzione. Settant’anni fa serviva a dimostrare il ripudio della politica razziale che il fascismo aveva instaurato, adesso serve a richiamare le radici profonde della Repubblica fondata sul lavoro e sulla dignità dell’uomo.

La razza, insomma, distingue gli uomini dai robot e ci ricorda, come diceva Vittorio Arrigoni, di “Restare umani.

* Avvocato giuslavorista, attenta al diritto euro-unitario ed alla giurisprudenza delle Alte Corti, non trascuro la difesa nelle connesse materie di diritto penale. Dedico il mio impegno negli organismi e nelle associazioni dell’avvocatura ed in altre non profit, per le azioni di genere e per la formazione e l’occupazione dei giovani e, più in generale, per la tutela dei diritti fondamentali. Negli ultimi anni ho affrontato il tema dell’immigrazione con la Scuola Superiore dell’Avvocatura partecipando, quale componente senior, al gruppo di studio sul Progetto Lampedusa. La mia terra di nascita è la Calabria, la Sicilia quella di adozione. Vivo e lavoro a Messina. Adoro viaggiare.