Ogni mio film inizia con Chisciotte presenta, mi sento una sorta di cavaliere errante dell’immagine, non ho produttori alle spalle, questo significa che non ho padroni, posso decidere che cosa filmare e come filmarlo, è una vertigine di libertà. Ogni mio film nei titoli di coda dovrebbe riportare questa dicitura: con l’amichevole partecipazione della vita. Sono felice così, anche se il mio lavoro non viene riconosciuto ufficialmente da nessuno, ma spesso mi arrivano messaggi di persone che mi ringraziano per la verità che respirano nei miei cortometraggi, e questo vale più di ogni Leone d’oro.

Quando giri i tuoi film senza soldi, senza attori, senza sceneggiatura, senza scenografia, senza direttori della fotografia, senza costumisti, che cosa ti resta? La verità, solo la verità. Uno potrebbe dirmi: a me basta la mia verità, perché dovrebbe interessarmi la tua? Perché è una verità diversa, così risponderei. Non è stato sempre così, all’inizio della mia “carriera” ho girato quattro cortometraggi di finzione insieme al mio amico Valentino Murgese, nell’ordine: La vampira emofiliaca, Traum l’illusionista, Il palombaro e Festina lente. Si possono vedere solo su Vimeo perché su YouTube le case discografiche creano dei problemi con i diritti delle musiche non originali. Sono molto affezionato a questi lavori, anche se non potrei mai più tornare indietro alla finzione, quando ti abitui alla verità è difficile sostituirla con un “piano americano”. Traum vinse nel 2003 la prima edizione del Salento Finibus Terrae di Romeo Conte, un ex poliziotto che si è reinventato regista e organizzatore di festival. Fu bellissimo vincere il primo premio a San Vito dei Normanni, Valentino era in vacanza in Francia, quindi fui solo io a prendermi la gloria, ero andato in Puglia con mio fratello Roberto e l’amico Giordano, era estate, ero più giovane, nel pieno delle mie forze, e viaggiavo verso San Vito dei Normanni per essere premiato.

Me la sono goduta, mi sono goduto lo sguardo del regista arrivato secondo, mi sono goduto gli applausi, vincere rende antipatici, ero antipatico e felice. Traum meritava più degli altri? Non lo so, so solo che è piaciuto alla giuria composta da Maurizio Calvesi, Andrea Cambi e altri che non ricordo. So che ero felice soprattutto perché il film si ispira a una mia compagna di scuola morta all’età di 16 anni per un ictus, si chiamava Simona, era bellissima, era la migliore, e io la penso ogni volta che vedo questo film.

Da molti anni ormai ho lasciato la finzione, il lavoro con gli attori era stimolante, mi mancano le discussioni con Marco Brindasso, il nostro direttore della fotografia, mi mancano le sceneggiature scritte con Valentino, mi manca la “macchina cinema” nel suo complesso, anche se erano piccoli cortometraggi, avevano comunque il sapore del fare cinema. Ora sono Chisciotte, ho una videocamera, un cavalletto, sono solo e mi perdo nella realtà alla ricerca di un’immagine che sia amore. Valentino si è sposato e ha un figlio meraviglioso. Io sono solo, solo con le immagini, sono circondato dalla vita e non chiedo altro, in fondo. La mia casa di produzione immaginaria mi ha donato la verità. Non è un piccolo dono, è fragile e va protetto ogni giorno. Ma oggi vi lascio con la finzione di Traum, l’illusionista, anche questa è una forma di verità, ricordando Simona, la ragazza che un giorno di tanti anni fa mentre faceva danza si accasciò, lasciando i suoi capelli rossi alle tenebre, per sempre.