L’unica certezza è che non cambierà nulla: la rivoluzione del calcio italiano si è trasformata come prevedibile in un rimescolamento di poltrone, una serie di manovre e giochi di potere (anche politici) per conquistare la presidenza della Figc. Chiunque vincerà tra Gabriele Gravina (in questo momento favorito), Cosimo Sibilia (che lo insegue) e Damiano Tommasi (sempre più defilato) difficilmente avrà la forza di cambiare il pallone. Domani tutti e tre sono stati convocati al Foro Italico dal presidente del Coni, Giovanni Malagò: anche il numero uno dello sport italiano vuole capirci qualcosa sul futuro dello sport più importante d’Italia.

A meno di una settimana dalle elezioni (si vota lunedì 29 gennaio a Fiumicino), infatti, la situazione è ancora di grande confusione ed equilibrio. I candidati in corsa per la successione di Carlo Tavecchio, dimissionario da novembre dopo la storica mancata qualificazione ai mondiali, sono tre, ma di fatto si può parlare già di corsa a due: da una parte Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro e grande amico dell’ex numero uno Giancarlo Abete, dall’altra Cosimo Sibilia, senatore di Forza Italia e capo dei Dilettanti. Damiano Tommasi, il sindacalista ex calciatore, ha possibilità di vittoria quasi nulle: non sarà l’uomo del cambiamento, ma l’ago della bilancia sì. Vincerà chi avrà i suoi voti (valgono il 20% del totale), e il corteggiamento elettorale va avanti da giorni.

Il numero uno dell’Assocalciatori ha incontrato prima Gravina, poi Sibilia: da entrambe le riunioni sono usciti comunicati positivi e molto simili, un modo per non chiudere la porta a nessuno e continuare ad alimentare l’asta al rialzo. Poi il direttivo dell’Aic si è riunito per confermare la candidatura di Tommasi: l’ex centrocampista giallorosso resta in corsa, almeno per qualche altro giorno, ma “non esclude passi indietro”. Significa che il sindacato dei giocatori è pronto a chiudere un’alleanza: il prescelto, probabilmente, sarà Gravina.

In realtà l’Aic non è così compatto, tra chi spinge per un fronte e chi per un altro. Lo stesso Tommasi solo qualche giorno fa sembrava più propenso a schierarsi dalla parte di Sibilia: un ticket Dilettanti-calciatori è l’unico, forse, ad avere i numeri per governare con autonomia. Poi qualcosa gli ha fatto cambiare idea. O meglio, qualcuno: Renzo Ulivieri, capo degli allenatori che si professa comunista e si rifiuta di votare per un senatore di Forza Italia. Rivendica la storica alleanza tra le componenti tecniche (che però lui aveva rinnegato l’anno scorso per favorire la rielezione di Tavecchio) e spinge per un patto con Gravina (anche se pure lui potrebbe avere qualche problemino interno). Poi c’è il ministro dello Sport, Luca Lotti, che avrebbe avuto contatti con Tommasi per scongiurare che la FederCalcio finisca nelle mani del centrodestra alla vigilia delle elezioni. E così ad oggi la bilancia sembra pendere leggermente dalla parte di Gravina.

La partita, però, è ancora tutta da giocare. Al momento, Sibilia può contare sul 34% dei Dilettanti, più il sostegno della parte di Serie A e Serie B vicina a Claudio Lotito. Proprio l’endorsement ingombrante del presidente della Lazio rappresenta un’arma a doppio taglio: porta voti preziosi (un altro 10%), ma anche tanti nemici. Come candidato anti-lotitiano, infatti, punta a presentarsi Gravina, che col sostegno di calciatori e allenatori sarebbe molto vicino al 50%: la percentuale che basta per vincere, ma forse non per governare. Con questi numeri il rischio di una maggioranza troppo debole e di un commissariamento nei prossimi mesi sarebbe concreto. Anche questo, probabilmente, Giovanni Malagò ricorderà ai tre candidati domani nel suo studio al Foro Italico: il presidente del Coni, “spettatore molto interessato” della contesa (come lui stesso si è definito), sonderà il campo alla ricerca di una soluzione condivisa; in caso contrario non ha ancora del tutto accantonato il sogno di mettere le mani sulla Figc. Saranno decisivi gli ultimi giorni di campagna elettorale: c’è ancora tanto da promettere.

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