Quattro colpi di arma da fuoco sparati alla schiena da sicari a bordo di un’auto. Così, secondo le prime ricostruzioni delle forze dell’ordine, è morto Oliver Ivanovic, leader di Libertà, Democrazia, Giustizia in Kosovo, freddato mentre stava entrando nella sede del proprio partito, a Mitrovica Nord. Un omicidio che, nonostante l’immediata condanna da parte non solo dei rappresentanti serbi del piccolo Stato dei Balcani, ma anche degli esponenti di etnia albanese, del governo di Pristina e delle istituzioni internazionali, rischia di provocare una nuova stagione di tensione. Un omicidio a sfondo politico, sembra, ma che non convince totalmente Andrea Lorenzo Capussela, capo dell’unità economica in Kosovo dell’International Civilian Office dell’Unione Europea dal 2008 al 2012: “Questo omicidio rischia di far esplodere di nuovo la tensione tra le due principali etnie del Kosovo – dice a Ilfattoquotidiano.it – Ricordiamo, però, che per un commando armato albanese è difficile penetrare nell’enclave serba di Mitrovica e uccidere un esponente politico, tra l’altro conosciuto per le sue posizioni moderate. Con le notizie che abbiamo in mano adesso, non è da escludere la pista della resa dei conti interna al movimento nazionalista serbo”.

Il politico è rimasto vittima dell’agguato nella prima mattinata. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Mitrovica, è morto alle 9:30, come dichiarato dal suo avvocato, Nebojsa Vlajic, al Balkan Investigative Reporting Network (Birn). La polizia kosovara ha dichiarato in un comunicato che le indagini si stanno concentrando su una Opel Astra ritrovata carbonizzata e senza targa che potrebbe essere il mezzo utilizzato dal commando. Le forze dell’ordine hanno anche offerto alla popolazione un compenso di 10mila euro per chiunque offra informazioni che permettano la risoluzione del caso.

La notizia della morte di Ivanovic ha subito generato preoccupazione per le conseguenze sulla sicurezza interna del Kosovo. Oltre alle condanne giunte dall’establishment serbo sono arrivate, non a caso, quelle del governo di Pristina, del Presidente del Kosovo, Hashim Thaci, e delle istituzioni internazionali, compresa Federica Mogherini che ha contattato telefonicamente i Capi di Stato di Serbia e Kosovo invitandoli alla calma.

Una prima conseguenza dell’omicidio di Ivanovic, però, c’è già: Marko Duric, direttore dell’Ufficio governativo serbo per Kosovo e Metohija, ha annunciato che il governo di Belgrado ha richiamato in patria i propri delegati giunti a Bruxelles per una nuova sessione di colloqui di pace con i colleghi kosovari. “Episodi di violenza più o meno gravi tra gli abitanti di etnia albanese e serba – spiega Capussela – sono avvenuti generalmente in periodi di forte tensione politica, non necessariamente legata a questioni relative alla convivenza. Credo che il Kosovo sia sull’orlo di una nuova crisi interna dovuta ad anni di malgoverno, corruzione e ruberie da parte dei leader che si sono succeduti al potere. Questo è un problema ancora più grave della convivenza tra le due etnie e ha generato un clima di insoddisfazione nel Paese che, in alcuni casi, sfocia in intimidazioni o atti di violenza contro la minoranza serba”.

Il riferimento è, nel passato recente, all’operato dell’ultimo governo nato dopo le elezioni parlamentari del maggio 2017, quando a vincere è stato il partito del Primo Ministro, Ramush Haradinaj, più volte sotto processo per crimini di guerra. Ci sono voluti tre mesi al nuovo premier per formare una coalizione risicata che gli permettesse di governare: “Questa coalizione – dice Capussela – ha rimesso insieme tutte le anime del vecchio Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck), divise da anni su questioni che potremmo definire superficiali ma che, in questa occasione, hanno deciso di unirsi contro le opposizioni al fine di mantenere uno status quo che li vede in completo controllo politico ed economico del Paese. Questo, unito alla mancanza di riforme per lo sviluppo richieste dalla popolazione, ha generato molte critiche”. Il malcontento è cresciuto ulteriormente dopo il recente tentativo della maggioranza parlamentare, fallito per mancato raggiungimento del quorum, di chiedere urgenti emendamenti alla legge del 2015 che ha istituito un nuovo Tribunale Speciale per i crimini dell’Uck in Kosovo, approvato tre anni fa proprio dal Parlamento di Pristina. “Da indiscrezioni sembra che la Corte abbia pronte accuse molto concrete contro leader kosovari di alto profilo che hanno fatto parte dell’Uck – continua Capossela – Questo avrebbe impaurito l’establishment di Pristina che ha tentato di azzoppare il Tribunale. Dal Rapporto Marty approvato nel 2010 dal Consiglio d’Europa da cui prendono il via le indagini, emergono nomi altisonanti, compresi quelli dell’attuale Presidente Thaci e del Primo Ministro Haradinaj. Non dimentichiamo che stiamo parlando di indagini su crimini di guerra, traffico di organi e criminalità organizzata”.

Nonostante il clima nel Paese e le nuove generazioni legate al vecchio Esercito di Liberazione ancora ben armate e capaci di compiere attacchi in tutto il Paese, l’analista ed ex diplomatico dice di non essere sicuro che l’omicidio di Ivanovic possa essere considerato un atto di guerra compiuto dai nazionalisti albanesi. “Sono due gli aspetti che mi fanno dubitare – conclude Capussela – Il primo è che Ivanovic è un politico serbo che potremmo definire moderato. È sotto processo per crimini di guerra, ma si tratta di accuse da prendere con le pinze, visto che la maggior parte dei macellai serbi è fuggita subito dopo il conflitto per paura di ritorsioni. Perché sarebbe rimasto in Kosovo rischiando di essere linciato dalla maggioranza albanese? Il secondo punto si basa sul fatto che, nonostante i gruppi nazionalisti albanesi siano in possesso di una grande quantità di armi, vedo ancora oggi difficile per un commando armato penetrare nella parte nord di Mitrovica, la più grande e abitata enclave serba nel Paese, e uccidere un esponente politico serbo. Non è da escludere, quindi, che le posizioni politiche di Ivanovic potessero infastidire alcune anime del nazionalismo serbo”.

Twitter: @GianniRosini