“Chi mi ospita oltre confine per i fasti del 40ennale?”. A due mesi dall’anniversario di via Fani, 16 marzo 1978, il giorno del sequestro di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta, il post che ha scatenato la polemica è comparso sulla bacheca Facebook di Barbara Balzerani. L’ex “Primula Rossa” delle Br quel giorno in via Fani non sparò, ma era presente. La scritta, pubblicata il 9 gennaio, è poi scomparsa dal social network, troppo tardi per non provocare la reazione indignata di tutti coloro che si sono sentiti offesi da quell’ironia su una strage. Tra loro anche Giovanni Ricci, figlio dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, l’uomo che a via Fani guidava la 130 dove viaggiava Moro, ucciso a 42 anni dal fuoco brigatista. “Una frase inopportuna“, l’ha definita parlando con l’AdnKronos.

A criticare la Balzerani molti commenti sotto il suo post, come chi ha fatto lo screenshot delle sue parole per evitare che potessero essere dimenticate. Ma la disapprovazione arriva anche da un altro ex brigatista, Raimondo Etro, che in una lettera aperta riportata dal Corriere della Sera le chiede “di tacere semplicemente in nome dell’umanità verso le vittime”. Accanto all’indignazione però c’è anche chi ha avvallato l’ironia della Balzerani, suggerendole per esempio di passare “un week-end in Spa, vicino via Fani”. “Il vero problema sono stati i post che esprimevano solidarietà alla Balzerani”, spiega anche Giovanni Ricci. Post che probabilmente l’hanno spinta a rimuovere il suo testo: “Deve aver capito, a quel punto, che la sua era una frase quanto meno strumentalizzabile“, ha concluso il figlio del carabiniere.

La storia della “Primula Rossa” – L’agguato di via Fani fu compiuto da militanti delle Brigate Rosse il mattino del 16 marzo 1978: furono uccisi i componenti della scorta di Aldo Moro e sequestrato il presidente della Democrazia Cristiana. Il rapimento si concluse dopo 55 giorni con il ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani. Barbara Balzerani prese parte alla strage. Aveva aderito alle Br nel 1975 e partecipò anche ad altri omicidi, compreso quello del magistrato Girolamo Minervini, oltre che al sequestro del generale statunitense James Lee Dozier. Rivendicò anche l’omicidio dell’ex sindaco di Firenze, Lando Conti. Durante il sequestro Moro occupò assieme a Mario Moretti, al quale era all’epoca legata sentimentalmente, la principale base operativa brigatista di Via Gradoli 96 a Roma. Dopo l’arresto di Moretti nel 1981, tentò senza successo di gestire la scissione delle Br. Fu arrestata il 19 giugno 1985 e condannata all’ergastolo. Il 12 dicembre 2006 le è stata concessa la libertà condizionale. È tornata definitivamente in libertà, avendo scontato la pena (secondo la legge Gozzini), nel 2011.