La potenza espressiva delle immagini supera, spesse volte, quella dei concetti. Sicuramente la supera nel caso dell’amorevole abbraccio tra  Giorgio Soros e Emma Bonino. Un’immagine che, ultimamente, circola incontrollata sulle reti sociali. E a nulla è valso il goffo tentativo in extremis di taluni di liquidare l’immagine come un fake. L’immagine è evocativa, giacché rivela la reale espressività politica di un partito – i “Radicali” – che da sempre si pone come punta avanzata della modernizzazione capitalistica e liberal-libertaria dei costumi, appoggiando ora il libero spinellaggio come non plus ultra dell’umana libertà, ora il sostegno incondizionato alle politiche imperialistiche di Israele, ora la privatizzazione in senso liberista del reale e dell’immaginario, ora il rivendicato appoggio alle oscene pratiche del  bombardamento umanitario made in Usa.

Ultimamente, poi, i Radicali si sono distinti per il nuovo nome assegnato alla loro formazione: più Europa. Quella che, date le reali politiche dell’Unione Europea, dovrebbe suonare ormai come una minaccia, è diventato addirittura il nome di un partito. Ognuno abbraccia chi gli pare, certo. Ma dimmi chi abbracci e ti dirò chi sei. Vi sarà pur qualche differenza tra Gramsci, che abbracciava gli operai di Torino, e la Bonino, che abbraccia il signor Soros, apolide esponente della global class ultracapitalistica e no border? Non v’è altro da aggiungere. Credo sia ormai chiaro a tutti da che parte della barricata stanno i “Radicali”. Dalla parte del liberismo radicale, del classismo radicale, dei dominanti radicali.

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