“Poter tornare a lavorare con le donne, che poi sono sempre state al centro dei miei film più congeniali, era un’idea che mi intrigava molto: diciamo che è la mia condizione ideale, quella di essere messo in un angolo del ring ed essere menato. La donna è lo sparring partner perfetto per me: più contrasto c’è, più facilità ho di creare i tempi comici”. Carlo Verdone presenta ‘Benedetta follia‘, sua nuova fatica da regista e attore protagonista, che Filmauro porterà su 700 (e forse oltre) schermi dall’11 gennaio: prodotto da Aurelio e Luigi De Laurentiis, il film è scritto da Nicola Guaglianone e Menotti (già autori del fortunato Lo chiamavano Jeeg Robot), insieme allo stesso Verdone, che come partner principale femminile sceglie Ilenia Pastorelli, premiata con il David di Donatello proprio per ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’.

Verdone – che ha già in cantiere un nuovo soggetto per un lungometraggio ed è alle fasi iniziali anche di un progetto seriale – riflette poi sull’altro argomento al centro del film, quello delle app per incontri: “Nel momento in cui ogni cosa è online, la vita di molti diventa ancora più solitaria. Era inevitabile che la rete si impossessasse di tutto, della nostra agenda, dei nostri incontri. Io mi fido poco ma è anche vero che ho due coppie di cari amici che si sono incontrati su queste chat. Il mondo va così, siamo in aggiornamento su tutto. E devo dire che la cosa un pò mi spaventa”.
Come le derive negative relative alla città di Roma, che più volte ha sottolineato: “Vista dall’alto Roma è sempre bella. La vedevo dall’aereo, l’altra sera, mentre stavamo per atterrare, e dall’alto questa città ha sempre una sua poesia. Poi vai nei dettagli e non è così: c’è veramente molto, forse troppo ancora da fare perché ritorni la città che era una volta. Io nel film l’ho voluta immortalare bella, perché è come spero che ritorni. Perché merita di essere anche truccata, per una sera, come abbiamo fatto con le luci di Arnaldo Catinari o con un po’ di color correction”.