Dopo il bando per traduttore all’Ambasciata italiana a Londra dell’anno scorso, che non prevedeva la laurea (né in traduzione, né in altra materia) come requisito di partecipazione, ma la semplice residenza nel Regno Unito, un articolo uscito di recente su La Nuova di Venezia e Mestre denuncia la scandalosa situazione dei traduttori ed interpreti per la Giustizia italiana.

Il titolo la dice lunga “Traduttori a 3,5 euro. Scoppia la protesta” e il giornalista Carlo Mion rivela come la situazione stia degenerando sempre di più, con interpreti retribuiti una miseria, professionisti, spesso laureati presso prestigiose scuole di Interpretazione, come la Scuo­la di Lin­gue e let­te­ra­ture, tra­du­zio­ne e in­ter­pre­ta­zio­ne (Sslmit) di Trieste e Forlì, che uno dopo l’altro rimuovono i loro nominativi dalle liste dei Consulenti tecnici di ufficio (Ctu) dei tribunali, le forze dell’ordine e autorità giudiziarie che ricorrono sempre più a persone che “conoscono la lingua“, senza alcuna formazione specifica nel campo né prova delle loro competenze linguistiche e/o giuridiche, con gravi conseguenze sul funzionamento delle operazioni di polizia e giustizia.

Come si può garantire che i diritti delle persone che non parlano la nostra lingua possano essere rispettati e che la macchina della giustizia possa funzionare in modo efficace, se non si ricorre a interpreti e traduttori qualificati, fornendo loro un compenso adeguato?

E se ce lo chiedesse l’Europa? Contrariamente a quando si tratta di introdurre tagli alla spesa pubblica, sembra che in questo caso il ritornello non funzioni. Eppure, l’Europa ce lo chiede davvero, con la Direttiva 2010/64/Ue, che prevede l’istituzione di un registro di interpreti e traduttori qualificati al servizio della Giustizia, ma l’Italia continua a fare come meglio crede e Bruxelles non sembra preoccuparsene più di tanto.

Una petizione che chiede il giusto riconoscimento per interpreti e traduttori ha ottenuto quasi cinquemila firme su Change.org e il Mediatore europeo negli scorsi mesi ha aperto un’inchiesta per fare luce sui ritardi della Commissione europea.

Avranno il coraggio di intervenire o ci sarà bisogno di un grave errore giudiziario o prescrizione per mancanza di interprete/traduttore affinché si prendano provvedimenti?

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