Vessicchio c’è. Lo storico direttore d’orchestra napoletano non salterà anche Sanremo 2018. La conferma arriva dal diretto interessato intervistato dal Corriere della Sera. “Mi sono arrivate tre chiamate”, ha spiegato il 61enne apprezzato compositore e vincitore, sotto la sua direzione d’orchestra, di quattro edizioni del festival. “La prima della Sony per conto di Mario Biondi con cui ho già lavorato, la seconda da parte di Elio e le Storie Tese (…) Me ne è arrivata anche una terza da parte di una ragazza nella sezione Giovani. Mi ha cercato e volentieri la seguirò”.

Uno dei veterani del palco sanremese torna ad arrangiare brani e dirigere l’orchestra dell’Ariston dopo un anno di assenza con relative polemiche. Ma soprattutto dopo che la sua presenza non era stata confermata dal neodirettore di Sanremo, Claudio Baglioni, nemmeno per il 2018. “Baglioni ha dato i nomi sabato 16 dicembre e il lunedì successivo mi hanno chiesto ‘Andrà a Sanremo?’ Ho risposto: se mi chiamano ci vado, se non mi chiamano, sparisco. Non voglio trovarmi come l’anno scorso nel mezzo di una questione e di un polverone creato da altri”. Il Vessicchio-gate 2 è così tornato d’attualità per poche ore fino alla smentita del direttore d’orchestra in scena all’Ariston fin dal 1990, e già arrangiatore del brano Canzone triste di Zucchero nel 1985. Nell’edizione Conti/De Filippi del 2017 l’assenza di Vessicchio era diventata un caso di cronaca, rimbalzato a chiacchierato sui social per diversi giorni. Tanto che lo stesso Vessicchio aveva ufficialmente precisato che si era preso del tempo per dedicarsi ad un suo libro in uscita, ma poi intervistato aveva sparato a zero su Sanremo: “È un programma televisivo: è gestito dalla tv. Si parla degli ascolti e di quanto è seguito e basta. Trattandolo così è logico che diventi sensibile a ciò che la televisione ha già reso prezioso. Ma è innegabile che musicalmente, negli ultimi dieci anni, Sanremo non ha lasciato nessun segnale forte nel mondo della discografia”.

Giuseppe Vessicchio, detto Beppe o Peppe, ha “vinto” quattro festival come direttore d’orchestra: nel 2000 dirigendo la canzone Sentimento degli Avion Travel, nel 2003 con Per dire di no di Alexia; nel 2010 con Per tutte le volte che di Valerio Scanu; e nel 2011 con Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni. Anche se la figura barbuta del maestro diventò popolare e riconosciuta dal grande pubblico nel 1996 quando furono Elio e le storie tese a volerlo come arrangiatore e direttore d’orchestra per la loro prima volta a Sanremo con La terra dei cachi. Tutti ricorderanno le performance della band milanese sul palco dell’Ariston con ancora il quinto del gruppo, Feiez.

E da quando Elio cominciò ogni sera a presentare il maestro storpiandone e allungandone all’infinito nome e cognome (Vessicchiuccicci quello che si ricorda con più affetto e facilità) Vessicchio diventò realmente il sesto membro degli Elii, visto il contributo fondamentale nel lavorare allo spartito e all’esecuzione finale, come alla frase che apre il brano “Pronti, partenza, via”. “Alla prima riunione mi vollero con loro e mi dissero che avevano come obiettivo quello di arrivare ultimi e tu ci devi aiutare. Mi dissero ‘usiamo tutta l’orchestra, fiati, timpani, gong’, anche se io ne avevo già l’intenzione”, spiegò anni fa Vessicchio riferendosi ad Elio e le storie tese e La terra dei cachi in un’intervista che si ritrova anche su Youtube. “Quel brano non era per nulla di facile. Aveva tre tempi diversi. Spiazzava chi lo ascoltava. Quando ci ritrovammo al ristorante dopo aver già suonato dopo la prima serata, ascoltammo insieme i risultati e scoprirono di essere arrivati primi quella sera. Elio allora zittì tutti, salì sul tavolo e disse: ‘Questa è la prova evidente che Sanremo è truccato”.

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