E’ stata appena approvata la legge per le disposizioni anticipate di trattamento (Dat) e il ministro Beatrice Lorenzin, quindi il governo, ha aperto alla possibilità di fare obiezione di coscienza quindi di smentire la legge: “un’esigenza che va assicurata. Incontrerò operatori sanità privata cattolica“.

Il governo che in questa faccenda ha ritenuto di non assumere alcuna posizione, ma di rimettersi alla volontà dei gruppi parlamentari, evidentemente ora intende, per bocca del suo ministro alla Salute già in forza al Pd, riguadagnare i voti che a causa della legge potrebbe perdere dai cattolici in campagna elettorale.

Vergognoso in ogni senso, se si pensa che la legge appena approvata:

1. riguarda prima di ogni altra cosa malati gravi e disperati verso i quali avere non dico pietà ma quanto meno rispetto;

2. non disciplina il suicidio assistito né l’eutanasia;

3. regola di fatto il consenso informato;

4. sottopone al consenso informato in modo categorico ogni trattamento medico comprese le disposizioni anticipate di fine vita.

Vergognoso anche perché la legge è tutt’altro che rigida e prevede (art. 4 comma 5) la possibilità per il medico di “disattendere in tutto o in parte” le disposizioni del malato, qualora gli apparissero “palesemente incongrue”, comunque contro la ragionevolezza e contraddette da nuove e future possibilità terapeutiche.

Così si rischia, mutatis mutandis, di riprodurre a livello di disposizioni anticipate di cura la stessa situazione che abbiamo avuto con l’interruzione volontaria della gravidanza, cioè di avere l’accesso alle pratiche abortive garantite per legge disconfermato dal dilagare di una forma di obiezione di coscienza in larga parte legata a ragioni opportunistiche cioè a ragioni organizzative poco attinenti ai problemi di coscienza.

Ma il rischio grosso che si corre, se si reintroduce l’obiezione di coscienza contro le disposizioni anticipate di trattamento, è spaccare in due il Sistema sanitario: da una parte gli ospedali cattolici convenzionati e accreditati dove le dat non sono ammesse; dall’altra gli ospedali laici perché pubblici dove le dat sono ammesse.

E’ una spaccatura tra cattolici e laici di cui in generale non si ha bisogno e che ripropone la spaccatura tra bioetica laica e bioetica cattolica e di cui in particolare il sistema sanitario già martoriato da mille diseguaglianze non ha certamente bisogno.

Inoltre, è una spaccatura che creerebbe enormi problemi di equità anche di altro tipo. Come fa una Regione ad accreditare una struttura di ricovero che palesemente nega l’applicazione di una legge? L’unico modo è che la legge contenga espressamente la possibilità dell’obiezione di coscienza.

Ma che senso ha obiettare:

contro le dat cioè delle dichiarazioni anticipate di cura che non sono ne suicidio assistito e ne eutanasia;

contro il rifiuto ammesso dalla chiesa e ricordato recentemente da papa Francesco dell’accanimento terapeutico;

contro il consenso informato, cioè contro non un paziente ma un malato cioè contro il principio della persona?

A parte il ministro Lorenzin che in questi anni con i suoi exploit politici non ha certamente dato prove di saggezza, invito i cattolici a riflettere meglio su questa sciocchezza dell’obiezione di coscienza e sulla sua pericolosità.

Per i medici cattolici obiettare contro un malato disperato e senza speranza per il quale vale una disumana escatologia dell’inguaribilità , dell’incurabilità, della sofferenza , significa:

imporgli suo malgrado un paternalismo medico senza misericordia sapendo che una medicina senza misericordia diventa una medicina cinica che vede il malato non più come una persona ma solo come vita biologica

negare e osteggiare il consenso informato cioè una relazione terapeutica nella quale per la prima volta il malato e il medico in modo corresponsabile co-decidono le condizioni più ragionevoli della cura.

Ai medici cattolici vorrei ricordare la lettera apostolica con la quale Papa Francesco ha concluso il Giubileo straordinario della misericordia che racconta di Gesù che davanti all’adultera, la peccatrice, non fa obiezione di coscienza ma la accoglie nella sua misericordia “rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia“.

E davanti a un malato più malato degli altri, quindi davanti a un innocente disperato, perché mai i medici cattolici non dovrebbero essere misericordiosi come lo è stato Gesù davanti a una peccatrice?

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