Per la seconda volta in poco più di un mese Riyad diventa obiettivo di un attacco balistico. L’Arabia Saudita ha riferito che un missile partito dallo Yemen è stato intercettato dalla coalizione militare araba nel cielo della capitale. I ribelli Houthi, appoggiati dall’Iran nella guerra civile che strazia lo Yemen, hanno fatto sapere di avere lanciato un missile – un Volcano 2-H, secondo quanto riferito su Twitter il loro portavoce Mohammed Abdussalam – contro Riyad e in particolare contro il palazzo reale Al Yamama, dove secondo la tv Al Massira era in corso una riunione di leader sauditi. L’attacco è avvenuto poche ore prima del previsto annuncio da parte dell’Arabia Saudita del budget annuale, in una conferenza stampa alla quale era attesa la partecipazione di diversi ministri.

I miliziani sciiti hanno parlato di “una nuova escalation militare nella guerra contro la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita e sostenuta dagli Stati Uniti”. Il colonnello Turki al-Malki, portavoce della coalizione militare araba, ha affermato che i missili di fabbricazione iraniana rappresentano una minaccia seria alla regione e devono essere controllati. In risposta agli Houthi la coalizione militare araba ha bombardato postazioni dei miliziani sciiti a sud di Sanaa.

Frammenti del missile sono caduti “in diversi quartieri” della città, ma “non sono segnalati feriti o danni”, ha riferito Al Arabiya. Un caso analogo era stato denunciato da Riyad il 6 novembre. Quel giorno l’Arabia Saudita aveva incolpato l’Iran per il lancio di un missile balistico sulla capitale da parte degli Houthi, avvenuto due giorni prima. Il missile era stato intercettato vicino all’aeroporto internazionale re Khalid, nella capitale.

“Il ruolo dell’Iran costituisce un chiaro atto di aggressione contro i paesi vicini, che minaccia la pace e la sicurezza nella regione e nel mondo – si leggeva in un comunicato della coalizione a guida saudita – quanto accaduto è una sfacciata aggressione militare del regime iraniano e potrebbe arrivare ad essere considerato un atto di guerra contro il regno dell’Arabia Saudita”. “Il Comando della coalizione – si leggeva ancora nella dichiarazione saudita – afferma inoltre che il Regno si riserva il diritto di rispondere all’Iran nel tempo e nelle maniere opportune”.

In risposta all’episodio del 4 novembre, la coalizione araba aveva bombardato la sede del ministero della Difesa degli houthi a Sanaa e il 6 novembre aveva imposto un blocco totale su tutto il territorio dello Yemen per impedire il rifornimento di armi ai ribelli, che fu allentato soltanto il 25 novembre per permettere l’arrivo di alcune navi di aiuti umanitari e cargo commerciali. Il 30 novembre, inoltre, le forze armate saudite avevano intercettato un altro missile balistico lanciato contro la città di Khamis Mushait, nella provincia sudoccidentale di Assir, anche in questo caso senza danni.

In passato i ribelli Houthi avevano provato ad attaccare anche gli Emirati Arabi Uniti, altro leader della coalizione araba: lo scorso 3 dicembre hanno annunciato di avere lanciato un missile contro un impianto nucleare in costruzione ad Abu Dhabi, ma secondo il governo emiratino il missile non è mai riuscito a entrare nello spazio aereo del Paese.

Il 14 dicembre, in una conferenza stampa alla Joint Base Anacostia-Bolling di Washington, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite Nikki Haley aveva affermato che il missile sparato il 4 novembre verso l’Arabia Saudita è stato “prodotto in Iran”. Mostrando frammenti del vettore balistico, Haley aveva detto che i componenti hanno un marchio ‘made in Iran’. Si tratta di “prove inconfutabili” che Teheran ha deliberatamente violato i suoi obblighi internazionali – aveva aggiunto – e che ha tentato di nascondere queste violazioni. Il 16 dicembre il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif aveva respinto le accuse.

I fatti di oggi giungono nel contesto di uno scontro fra potenze regionali – Iran da una parte e Arabia Saudita dall’altra – che si consuma in diversi Paesi del Medioriente fra cui appunto lo Yemen. Qui dal 2015 è attiva la coalizione araba a guida saudita, che è intervenuta in appoggio al presidente riconosciuto internazionalmente e in esilio a Riyad, Abdo Rabu Mansour Hadi, e contro gli houthi che lo hanno cacciato dal potere. Questi ultimi invece, di filiazione sciita, sono appoggiati dall’Iran. Secondo l’ultimo bilancio fornito dall’Onu, le vittime civili della guerra in Yemen sono 5.558, mentre i feriti superano i 9mila.

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