Il punto vendita Eataly di New York ha tolto dai propri scaffali i prodotti firmati da Mario Batali, chef recentemente accusato di molestie sessuali. Lo segnala in un articolo corredato da testimonianze fotografiche, il sito Eater.com, la testata web del mondo culinario statunitense che per prima aveva pubblicato le accuse proprio contro Batali, uno dei cuochi tv più noti oltreoceano. Il 57enne Batali è stato accusato da quattro donne di comportamento sessuale “inappropriato” che si è ripetuto per almeno due decenni. Un lungo elenco di contatti fisici, palpeggiamenti di seni e natiche che il grande chef della cena stellata alla Casa Bianca, in cui Obama accolse nel 2016 l’allora presidente del consiglio italiano Matteo Renzi, ha confermato nei dettagli, scusandosi in pubblico e “allontanandosi” dagli incarichi televisivi e imprenditoriali in corso. “Mi scuso con le persone che ho maltrattato e ferito. Sebbene le identità della maggior parte delle persone menzionate in queste storie non mi siano state rivelate, gran parte del comportamento descritto, in effetti, corrisponde ai modi in cui ho agito. Quel comportamento era sbagliato e non ci sono scuse. Mi assumo la piena responsabilità e sono profondamente dispiaciuto per qualsiasi dolore, umiliazione o disagio che ho causato ai miei colleghi, dipendenti, clienti, amici e familiari”, aveva dichiarato Batali al Washington Post.

E mentre la società B&B Hospitality Group, proprietaria di oltre 20 ristoranti negli Stati Uniti, che Batali gestisce ufficialmente con il socio Joe Bastianich, ha voluto prendere le distanze dall’accaduto, segnalando che già esisteva una policy stringente e sanzionatoria in materia di molestie sessuali subite dai loro dipendenti, e suggerendo che da oggi “i dipendenti che hanno rivendicazioni da fare contro qualsiasi dirigente aziendale o proprietario in particolare possono ora contattare la società di investigazioni aziendali esterna T & M Protection Resources”, c’è un ulteriore capitolo che colpisce lo chef protagonista sulla ABC di The Chew. B&B Hospitality Group (Batali, Joe e Linda Bastianich) possiede una quota consistente di Eataly Group dal 2016. E proprio nelle ultime ore sugli scaffali di uno dei punto vendita di Oscar Farinetti nella Grande Mela i vasetti di passata di pomodoro, sughi, pacchi di pasta, e libri di cucina firmati Batali sono stati tolti dagli scaffali che, sempre secondo Eater sono stati nuovamente riempiti da altri barattoli di sugo di pomodoro firmati Lidia Bastianich. Sempre secondo Eater “Batali era, per molte persone, l’incarnazione fisica di Eataly. Ha partecipato e promosso ogni nuova apertura e fino a questa settimana sul sito di Eataly sono stati pubblicati i prodotti Batali”. Basta fare una prova di una pagina caricata fino a lunedì sullo shop Flatiron di New York sulla celebre salsa da otto dollari di Batali per verificarne la cancellazione e addirittura l’oblio.

In queste ore le accuse allo chef famoso per indossare crocs arancioni ai piedi durante il lavoro si sommano una sull’altra fino a formare una valanga che va ben oltre le testimonianze delle quattro donne ospitate su Eater. Sul Washington Post ne sono state pubblicate parecchie, con nomi e cognomi dei testimoni, tra cui la maggior parte dipendenti del ristorante Babbo, al 110 di Waverly Place a New York. Battute sessiste (anche a dipendenti gay), come veri e propri assalti violenti e fisici ad almeno una donna, è il conto salato che ora viene presentato a Batali. Oltre a lui, infine, nelle ultime ore, diverse testate americane hanno fatto emergere anche le accuse di molestie sessuali con protagonista lo chef pasticciere Johnny Iuzzini. Quattro ex dipendenti, sempre secondo Eater, hanno definito il settore pasticceria del due stelle Jean-Georges di Jean-Georges Vongerichten a New York, proprio dove Iuzzini ha esercitato fino al 2011, “un ambiente in cui le molestie sessuali erano all’ordine del giorno”. Il 43enne chef pasticciere ha rilasciato una dichiarazione ufficiale dove non nega le accuse, ma anzi si sente “distrutto e affranto al pensiero che le mie azioni abbiano ferito o fatto sentire degradati i membri della mia squadra di lavoro”.

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