Almeno dal 2009 la Commissione europea ha ricevuto numerose accuse di presunte irregolarità presenti nel golfo di Napoli quanto al mancato rispetto della normativa sul numero massimo di passeggeri a bordo, orari di lavoro, e vetustà di alcuni traghetti. Nonostante le denunce fossero ben documentate con tanto di video, foto e persino un’inchiesta del Tg1, la Commissione non ha trovato la volontà politica di andare fino in fondo ed esigere il rispetto delle norme di sicurezza da parte degli armatori del golfo di Napoli.

La dimostrazione l’abbiamo avuta quest’estate, con almeno quattro diversi incidenti denunciati dalla stampa locale, uno degli ultimi in ordine di tempo ha quasi causato la morte di un marinaio che lavorava a bordo. I sindacati lottano ancora una volta contro il mancato rispetto della normativa riguardo agli orari dei lavoratori marittimi a bordo e le conseguenze sulla sicurezza per lavoratori  e passeggeri. Niente di nuovo: qualche anno fa la trasmissione d’inchiesta Report, con Bernardo Iovene, aveva anche raccontato la situazione di un marinaio licenziato per essersi rifiutato di lavorare oltre le dieci ore, non potendo questo garantire la sicurezza a bordo in tali condizioni.

Perché si ha l’impressione che la Commissione europea e l’autorità europea per i Trasporti marittimi non vogliano far nulla per evitare gravi incidenti (l’ultimo, le cui cause sono ancora da chiarire, avvenuto ieri tra Ischia e Procida) in uno dei golfi più trafficati al mondo in termini di passeggeri? Le norme europee applicabili non mancano, sia in termini di sicurezza dei trasporti marittimi che di rispetto dell’orario a bordo di unità marittime. Eppure, sembra, per l’ennesima volta, che gli interessi economici di pochi prevalgano sul diritto alla salute e alla sicurezza dei tanti.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Mungere le mucche da uno smartphone? Grazie a una ragazza di 23 anni oggi si può

next