“Cari lettori, non cadete nell’inganno di chi sfrutta una domanda paradossale per sostenere che avrei cambiato posizione su Berlusconi: non l’ho mai votato e ovviamente non lo voterò mai”. Il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, due giorni dopo le polemiche per le sue dichiarazioni a Di Martedì su La7, interviene direttamente dalle colonne del quotidiano per difendersi e dire che in realtà lui non intendeva dire che voterebbe Silvio Berlusconi se a sfidarlo fosse il grillino Luigi Di Maio. Non intendeva dirlo, eppure l’ha detto. La giustificazione ufficiale è che stava “rispondendo a una domanda sul tema dell’ingovernabilità”. Ma è stato sempre lui a dire che “in caso di estrema necessità un’alleanza con Berlusconi il Pd potrebbe anche farla“. E’ vero che ha detto che sono due “populismi”, ma ha anche specificato (già in studio e poi ribadito oggi) che quello dell’ex Cavaliere è “un populismo di sostanza”. Quindi, in tv, non ha detto che lo voterebbe, ma che se fosse costretto a prendere uno tra i due, Berlusconi sarebbe la scelta migliore. E che, sempre su estrema necessità, il Pd potrebbe farci una alleanza. Oggi sul tema è intervenuto anche lo stesso Matteo Renzi e ha rilanciato la linea Scalfari: “Il dilemma su chi scegliere tra Di Maio e Berlusconi è uno dei tanti fenomeni di disinformazione, il tentativo neanche troppo mascherato di raccontare che c’è un nuovo bipolarismo tra M5s e Centrodestra, ma è una panzana epica”.

Secondo Scalfari, invece le sue parole sono state travisate. “Martedì”, ha scritto oggi in prima pagina su Repubblica, “rispondendo a una domanda sul tema dell’ingovernabilità, ho detto che in caso di estrema necessità per superare una situazione paralizzante per il Paese, il Pd (per il quale io ho sempre votato dai tempi di Berlinguer, dell’Ulivo prodiano e infine di quello costruito da Walter Veltroni) potrebbe essere costretto, come già successo in passato, a un’intesa non di natura politica con Forza Italia, sempreché si separasse da Salvini”. E ha aggiunto: “Ipotesi a me sgradita, che è emersa parlando del rischio di ingovernabilità del Paese. Ho poi detto che ai miei occhi sia Di Maio che Berlusconi sono populisti, ma che il populismo del secondo ha perlomeno una sua sostanza”. Sempre Scalfari nel suo editoriale, ha ribadito che il pericolo delle prossime elezioni è che si vada incontro a una situazione di instabilità che in questo momento ricorda la Germania della Merkel. E ha concluso: “Ovviamente io non voterò mai Berlusconi, ma con quel tanto di esperienza che gli anni hanno largamente ampliato, la situazione è quella che ho qui esposto. Come c’era da aspettarsi sono stato ricoperto di insulti dai grillini rappresentati nel Fatto Quotidiano diretto da Marco Travaglio, ma considero quegli insulti come una sorte di Legion d’onore“.

Morale, Scalfari si è difeso dalle accuse ripetendo esattamente quello già detto durante la puntata. E non si capisce bene dove starebbe l’inganno dei media. Nessuno ha mai detto che Berlusconi sarebbe la sua prima scelta, bensì che sarebbe disposto a farla. Cosa che merita i titoli di giornale. Proprio lui era stato il primo ad avanzare la possibilità, seppur in situazioni di emergenza, di un’alleanza Pd-Berlusconi. Cioè non gli è stata messa in bocca dal conduttore, ma al massimo il contrario. Floris ha chiesto: “Bisogna prendere in considerazione che il vincitore alle prossime elezioni sarà il centrodestra?”. Lì il fondatore di Repubblica ha replicato: “Allo stato dei fatti direi di sì. E direi anche, non lo dico per l’antica amicizia che non era politica con Berlusconi. Ma anche perché Berlusconi è europeista, mentre Salvini non lo è per niente. Quindi Berlusconi è alleato di Salvini, ma come Vespa ha detto, è un alleato così così. Perché hanno dei punti di vista diversi, dico anche che in caso di estrema necessità un’alleanza con Berlusconi il Pd potrebbe anche farla. Sia pur un’alleanza non strettissima, ma se c’è Salvini è esclusa l’alleanza”.

Quindi la domanda di Floris: “Se lei dovesse trovarsi a scegliere tra Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi, oppure se dovesse sapere che il Paese va in mano a Silvio Berlusconi o a Luigi Di Maio, lei cosa si augurerebbe? “Dunque sono tutti populisti ai miei occhi. Tutti i partiti salvo il Pd sono populisti, però quello di Berlusconi ha una sua sostanza. Berlusconi è un attore autore. Sceglie lui il tema, ma lui lo interpreta. E’ un autore che recita il suo testo”. Floris ha quindi insistito: “Se dovesse scegliere tra Di Maio e Berlusconi?” “Sceglierei Berlusconi”. Appunto.

Intanto contro il fondatore arriva anche il fuoco amico. Sul sito Micromega, che fa capo allo stesso gruppo che edita Repubblica, il direttore Paolo Flores D’Arcais definisce “indecente” la scelta di Eugenio Scalfari, che “non può essere commentata. Per farlo adeguatamente sarebbero necessari sostantivi e aggettivi che non fanno parte del nostro vocabolario. “Tra Berlusconi e i Cinque Stelle voterei Berlusconi” conclude una parabola reazionaria, divenuta negli ultimi tempi avvitamento, con lo schianto su lidi di ignominia che rinnegano e azzerano ogni suo merito progressista pregresso”.