Prima i terroristi hanno piazzato alcuni ordigni artigianali intorno alla moschea, facendoli esplodere all’uscita dei fedeli dopo la preghiera del venerdì, giorno sacro per i musulmani. Poi hanno “aspettato i fedeli davanti alla porta” per colpire quelli in fuga, utilizzando lanciarazzi e armi automatiche. E dopo avere sparato contro di loro bruciando alcune auto fuori dal luogo di culto, sono fuggiti a bordo di quattro veicoli, dei fuoristrada 4×4, coi quali avevano circondato l’edificio. Sono 235 le vittime e almeno 109 i feriti dell’attentato avvenuto in una moschea a nord del Sinai, a circa 40 chilometri da al-Arish, capoluogo del governatorato. È uno degli attacchi terroristici più violenti nella storia recente del Paese. Nel Sinai settentrionale, ma soprattutto più a est, è attivo un gruppo jihadista alleato dell’Isis. Quindici terroristi sono stati uccisi in un raid condotto con due droni dalle forze armate egiziane nel nord della regione. Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha convocato una riunione di emergenza con i responsabili della sicurezza e annunciato tre giorni di lutto nazionale. Al termine del confronto, il presidente ha tenuto una conferenza stampa: “La tristezza e il dolore che provano ora gli egiziani non sarà vano – ha detto al-Sisi – Gli egiziani trarranno da questo dolore la volontà di affrontare il terrorismo. Le forze armate risponderanno con forza brutale“. In risposta all’attacco terroristico, le autorità egiziane hanno lanciato un’offensiva contro i terroristi chiamata “Operazione di vendetta per i martiri”. Alcuni raid aerei sono stati effettuati contro covi di militanti vicino al villaggio di al-Rawdah, nel Sinai del Nord. Secondo la televisione ufficiale del Paese, Al-Sisi ha predisposto un’indennizzo di 200.000 lire egiziane (circa 10.000 euro) ai famigliari delle vittime decedute e 50.000 lire egiziane alle famiglie dei feriti.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto inviare un messaggio di cordoglio al presidente egiziano al-Sisi: “Ho appreso con profondo dolore la notizia del vile attentato che ha colpito poche ore fa la moschea di Bir Al-Abed con un drammatico bilancio di morti e feriti. Nella comune lotta contro il terrorismo e l’estremismo religioso – nemici esiziali della libera espressione del culto – l’Egitto potrà contare sempre sul determinato sostegno dell’Italia”. Papa Francesco ha mostrato solidarietà al popolo egiziano in un telegramma: “Sono profondamente addolorato in quest’ora di lutto nazionale. Raccomando le vittime alla misericordia dell’Altissimo Dio e invoco divine benedizioni di consolazione e pace sulle loro famiglie. Mi unisco a tutte le persone di buona volontà nell’implorare che i cuori induriti dall’odio imparino a rinunciare alla strada della violenza che porta a così grande sofferenza, per abbracciare la via della pace”. A condannare l’attacco anche Ahmed el-Tayyeb, grande Imam di Al-Azhar, il più influente centro teologico dell’islam sunnita del Paese: “È importante respingere i terroristi con tutta la forza possibile”. Le condoglianze alle vittime sono arrivate anche dal segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul-Gheit, e dal Ministro degli esteri Angelino Alfano: “Solidarietà e vicinanza dell’Italia al popolo dell’Egitto per il vile attacco terroristico. La paura non prevarrà”. “Condanniamo questo barbaro atto terroristico contro civili innocenti. L’Unione Europea è al fianco dell’Egitto nella lotta contro il terrorismo”, ha twittato l’ambasciatore Ue in Egitto Ivan Surkos. Vicinanza all’Egitto è arrivata anche da Tel Aviv. Ron Huldai, sindaco della città, ha pubblicato su Twitter la foto del comune illuminato con i colori della bandiera egiziana.

All’interno della moschea, ha riferito il consigliere comunale di Bir El Abd Salama El Rokei, c’erano “almeno 200 persone”. La moschea colpita “è frequentata dalla tribù Sawarka, la maggiore del nord del Sinai e, in generale, conosciuta per la propria collaborazione con l’esercito e le forze dell’ordine” nella lotta contro l’Isis: lo riferiscono fonti locali all’Ansa. Secondo i media locali, la moschea attaccata “appartiene ai sufi”, un orientamento mistico dell’Islam “che i gruppi terroristici considerano apostata“. La zona del Sinai settentrionale è considerata una vera e propria “roccaforte del sufismo”. Il luogo di culto si trova in una zona desertica “a 60 chilometri da Al Arish“, il capoluogo del Sinai settentrionale, e “a 30 da Bir El Abd“, precisano le fonti del posto sottolineando che la posizione sta allungando i tempi dell’arrivo di ambulanze e forze di sicurezza. Secondo fonti locali, sono almeno 30 le ambulanze arrivate sul posto per trasportare i feriti all’ospedale, dove una grande folla di civili è in coda per donare il sangue. L’edificio si trova lunga la cosiddetta “autostrada internazionale” ed è frequentata anche da automobilisti di passaggio.