Impresentabile, arretrato, gaffeur, maneggione, democristiano: Carlo Tavecchio per tre anni è stato il presidente sbagliato del pallone italiano, eletto per ben due volte da una serie di interessi incrociati che non hanno fatto quasi mai il bene del pallone italiano. E adesso che il suo tempo pare scaduto, non lo rimpiangeremo di certo. Ma lo ringrazieremo per averci dato il Var.

Quella appena finita è stata l’ultima domenica da presidente della Figc di Carlo Tavecchio. Che nonostante il ritiro dell’appoggio da parte della Lega Pro e le pressioni sempre più forti delle istituzioni (dal ministro dello Sport, Luca Lotti, al presidente del Coni, Giovanni Malagò), non aveva intenzione di dimettersi. È stato decisivo il consiglio federale di oggi per decretare la fine del suo mandato. Anche in questa mancanza di stile, nel tentativo di aggrapparsi a tutti costi alla poltrona nonostante il fallimento sportivo più clamoroso che si possa immaginare, con annesse le polemiche successive alle dimissioni, si coglie la sua inadeguatezza a rappresentare il pallone italiano. Eppure qualcosa di buono per il nostro calcio Tavecchio l’ha fatto, e bisognerà dargliene atto.

È quasi destino che la giornata del suo addio sia coincisa con una delle migliori applicazioni del Var da inizio campionato. La tecnologia è stata praticamente perfetta, e decisiva in più occasioni: il gol di Insigne in Napoli-Milan, annullato per un fuorigioco che sembrava chiaro e poi convalidato dopo qualche secondo di tollerabilissima attesa; il rigore netto non segnalato e poi fischiato alla Lazio nel derby, quello su Belotti in Torino-Chievo quasi invisibile ad occhio nudo. Zero discussioni, nessuna ingiustizia, solo calcio. Al netto di qualche polemica strumentale (alimentata sempre dai soliti noti), il Var è stato e sarà ancora di più un’innovazione straordinaria. Lo strumento si sta affinando: dopo qualche sbaglio (anche macroscopico) frutto dello spaesamento iniziale, sono arrivate direttive chiare e la tecnologia viene sfruttata sempre meglio. I guardalinee aspettano a segnalare il fuorigioco per potersi correggere, la reattività dei collaboratori è molto più alta, gli arbitri gestiscono anche insieme ai giocatori la possibilità dell’aiuto esterno. Così la Serie A ha fatto un salto nel futuro: nel calcio italiano gli errori arbitrali continueranno ad esserci, ma saranno di meno, meno determinanti e comunque più sereni.

Fra tanti sbagli, scivoloni mediatici e intrecci di interessi, il merito di tutto questo è anche e soprattutto di Carlo Tavecchio. Lui ha iniziato a parlarne per davvero quando per tutti la moviola in campo sembrava solo un’utopia, ha mosso i primi passi a livello diplomatico, l’ha sperimentata per la prima volta in una partita ufficiale della nazionale, poi ha ulteriormente accelerato perché il debutto avvenisse già quest’anno. Sarà stato forse anche calcolo politico, il tentativo di scrollarsi di dosso il peso dei suoi 74 anni e presentarsi come grandi innovatore, la voglia di accreditarsi a livello internazionale (come è riuscito effettivamente a fare in Fifa con Gianni Infantino, che non a caso si è scomodato per esprimergli il suo sostegno). Ma se oggi il Var è realtà dobbiamo ringraziare Tavecchio. Anche se lo ricorderemo sempre e soltanto come il presidente che non ci fece qualificare ai Mondiali.

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