Ancelotti “non è interessato” alla panchina della Nazionale. E Carlo Tavecchio resta solo: dopo i calciatori, anche la Lega Pro sembra essersi ormai decisa a staccare la spina al governo responsabile della mancata qualificazione dei Mondiali all’Italia. La maggioranza è sempre più risicata, persino i suoi Dilettanti (l’impero che ha governato per 16 anni) sono pronti a sfilarsi da un governo che non avrebbe comunque i numeri per fare le riforme. Il consiglio decisivo di domani rischia di essere l’ultimo da presidente per Tavecchio, che a questo punto potrebbe anche arrivarci da dimissionario. O almeno questo gli verrà consigliato di fare nelle prossime ore, per evitare uno scontro finale. La resistenza del 74enne presidente della Figc pare essere al capolinea. Le ultime 24 ore sono state decisive per orientare verso la sfiducia l’attuale governance del pallone italiano. Il segnale è stato il rifiuto di Carlo Ancelotti di sostituire Gian Piero Ventura alla guida dell’Italia: nessuna dichiarazione ufficiale, è bastata una frase a Radio Deejay del procuratore Giovanni Branchini, a lui vicino in passato. “Ancelotti non allenerà la Nazionale. Non vuole mancare di rispetto a nessuno ma in questo momento non è interessato”. Era difficile pensare che l’ex tecnico del Milan potesse dire subito sì, ma l’indiscrezione è stata una doccia gelata per Tavecchio: un big per la panchina azzurra era la carta della disperazione per presentarsi al consiglio federale con un nome a cui fosse impossibile dire di no. Invece, a parte un programma di riforme infarcito di promesse varie (ritorno del semiprofessionismo, incentivi per l’utilizzo dei giovani, seconde squadre), ci arriverà a mani vuote.

Il cerchio si stringe attorno al presidente della Figc. Subito dopo è arrivato l’attacco del ministro dello Sport, Luca Lotti: “È il momento di rifondare, non si può far finta di nulla”. E in giornata ci sarà un nuovo affondo del presidente del Coni, Giovanni Malagò, che ospite da Fabio Fazio tornerà a ribadire la sua posizione in prima serata su Rai 1. Ovvero: dimissioni. A Tavecchio resta solo il sostegno politico di Silvio Berlusconi (i due si sono anche sentiti per telefono): rischia di essere troppo poco per andare avanti.

La Lega Pro di Gabriele Gravina, dopo lunghe consultazioni interne, ha deciso di non votare per un Tavecchio- bis. Questo dovrebbe orientare anche la scelta della Lega Dilettanti di Cosimo Sibilia, il vero ago della bilancia della partita. Una posizione ufficiale verrà presa solo domattina, nel consiglio direttivo prima dell’incontro in Federcalcio, ma la speranza è che Tavecchio prenda coscienza della situazione e si decida a gettare la spugna senza arrivare alla conta finale. Lui, intanto, ha parlato per la prima volta dall’eliminazione dell’Italia contro la Svezia, scaricando tutte le colpe sull’ex ct Ventura: “Sono quattro giorni che non dormo”, ha confessato in un’intervista a Le Iene, con la voce rotta dal pianto. Chissà se per il fallimento della Nazionale, o la paura sempre più forte di perdere la poltrona.