Il contributo di Rutelli al centrosinistra? Lui non c’è, ma ci sono molti Rutelli boys, da Gentiloni a Giachetti. Ci ha anche regalato delle figure di cui molti probabilmente avrebbero fatto a meno, come Michele Anzaldi o Filippo Sensi”. Sono le parole del giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, in un dibattito con l’ex sindaco di Roma, Francesco Rutelli, e il direttore dell’Espresso, Marco Damilano, a Otto e Mezzo (La7). Scanzi, prendendo spunto dal nuovo libro di Rutelli, “Contro gli immediati”, osserva: “Gli ‘immediati’ effettivamente hanno preso il potere in Italia: basti pensare al M5s, a Salvini e a Renzi. E Rutelli sa molto bene che sono saliti al potere perché hanno fallito i ‘non immediati’. Se c’è Renzi, è perché hanno fallito quelli prima. I 5Stelle hanno successo, perché hanno fallito i Rutelli, i Veltroni, i Prodi. E sto citando i migliori, perché potrei menzionare i Casini, i Fini, i Berlusconi. Rutelli ha ragione che “l’immediatezza” è un problema, ma è anche la spiegazione di una classe politica pessima”. Rutelli stigmatizza l’indolenza attuale dei giovani: “Da ragazzo ho cominciato a fare politica, perché ho seguito delle battaglie, come quelle dei Radicali. Quando vedo oggi queste conferenze coi giovani, noto che ci sono 200 o 300 ragazzi bravi, carini, fighetti, simpatici, sportivi, twittatori: o ascoltano oppure, al massimo, fanno la loro piccola performance per farsi notare. Io penso che i giovani che vogliano fare politica debbano fare battaglie, ad esempio, per il lavoro e la pensione”. Insorge Damilano: “Questi giovani ci sono, solo che a volte votano Casapound o M5s o Lega. Loro potrebbero dirle che fanno politica e che vengono anche criticati, perché tacciati di essere fautori dell’antipolitica. In realtà, manca chi fa queste battaglie e militanza appassionata e disinteressata nei partiti della sinistra”. Concorda Scanzi: “Il concetto di appartenenza è stata una delle cose che più ha nobilitato la storia della sinistra. Qui siamo di fronte a una larga parte di elettorato che non riesce a dire più ‘noi’, quando pensa al cosiddetto centrosinistra. Magari riesce a dirlo o astenendosi dal voto oppure votando altri partiti. C’è stato un crollo dell’appartenenza nel centrosinistra ed è coinciso anche con la personalizzazione del Pd di Matteo Renzi