Cosa c’è dietro il dividendo sociale da 1,4 miliardi di euro annunciato da Alexis Tsipras per i poveri greci? Si rischia un effetto boomerang per una decisione legittima ma che cozza con il memorandum della troika? Potrebbero scattare altre clausole di salvaguardia così come accaduto lo scorso anno per la tredicesima autonomamente concessa ai pensionati con gli assegni più bassi?

Punto di partenza è lo stato dei conti ellenici: i sacrifici draconiani degli ultimi anni hanno prodotto alcuni risultati. La riforma del lavoro targata Katrugalos, il taglio costante alla spesa pubblica, la trasformazione del sistema pensionistico con aliquote contributive più alte e meno sgravi, la riduzione degli stipendi nel pubblico impiego e l’aumento generale delle imposte hanno fatto sì che dopo tre anni Atene potesse tornare sui mercati. E’ dello scorso settembre, dopo l’emissione di nuovi bond e scadenza quinquennale, l’annuncio da parte dell’Eurogruppo dell’uscita del Paese dalla procedura per deficit eccessivo, dopo otto anni. E stando alle previsioni il rapporto deficit/pil è saldamente sotto il 3%, come previsto dal Patto di stabilità.

Sullo sfondo resta però il memorandum della troika, che lo stesso Tsipras ha firmato dopo il referendum del 2015, ma in una versione ancora più austera: tra le altre cose, c’è scritto che tutti i provvedimenti dei singoli ministeri di Atene devono essere approvati e controfirmati dal pool di creditori internazionali, ovvero Fmi, Ue e Bce. Quando nel dicembre scorso Tsipras concesse la tredicesima alla fascia più debole di pensionati greci, fece una mossa che se da un lato produsse un beneficio per un ceto in estrema difficoltà e già vessato da tagli e sacrifici, dall’altro ebbe la diretta conseguenza di nuove tasse per recuperare quelle uscite non preventivate dal memorandum che è la guida della politica finanziaria di Atene.

E ora il premier ha annunciato che il miliardo e mezzo di euro a disposizione verrà impiegato per le esigenze delle fasce più deboli. Giusto. Ma se la misura non fosse concordata con la troika, rischierebbe di far scattare altre clausole di salvaguardia, come aumento dell’iva o balzelli diversi già ad inizio del 2018. Per cui accanto alle parole del commissario per gli Affari economici dell’Unione Pierre Moscovici – “la Grecia sta per voltare la pagina dell’austerità e aprire quella della ripresa” – bisognerà capire nel merito quanto potrebbe costare alla collettività greca questo regalo che Tsipras vuole fare ai suoi cittadini. Tra l’altro il premier ha anche annunciato una nuova infornata di assunzioni nel pubblico impiego, decisione che molti analisti valutano rischiosa, perché è stato proprio il pachidermico settore pubblico, figlio di clientele e assunzioni elettorali, a rappresentare una delle cause dei conti ellenici in disordine.

Da segnalare l’intervista alla Cnbc di Kyle Bass, fondatore di Hayman Capital Management, secondo cui in Grecia ci saranno elezioni anticipate (aprile o settembre 2018) e vincerà il conservatore Kyriakos Mitsotakis che ha già promesso di ridurre le tasse e accelerare le privatizzazioni. Dopo le elezioni, Bass ritiene che 15 miliardi di euro torneranno al sistema bancario greco e il mercato azionario ne trarrà giovamento.

twitter @FDepalo