Che fuori tempo che fa? Sempre è buio, pioggia fare, e niente più vedere dentro scatola tv. Fabio Fazio è anche l’arte del nulla. Rimescolando sostantivi, congiunzioni e verbi spera che non ci si accorga del brodo riscaldato. Ecco allora che la fascia oraria del lunedì in seconda serata, il “late show” del conduttore savonese con persone attorno a un tavolo, che nell’immediato post scoppola di Italia-Svezia poteva fornire alla Rai un ulteriore cammino negli ascolti record da 15 milioni di spettatori e quasi 50% di share, diventa il solito vuoto pneumatico perfino di chiacchiericcio finto colto e spiritoso.

Partiamo dalla terrificante fuga di spettatori, perché prima di tutto, in una tv generalista si va per mietere successi d’ascolto. Ancora le lacrime di Buffon rigano il televisore di mezza Italia che sbucano la silhouette espressionista di Fazio, la bella Filippa Lagerback e il comico Fabio De Luigi. Sono due minuti due, ma è come il terremoto di Messina. Li seguono in 3.805.000 spettatori con 14% di share. Dovrebbero invogliare le famiglie italiane ad affrontare con ironia il lutto sportivo dopo l’onta dell’eliminazione. Ma bastano un paio di spot e gli spettatori scompaiono. Fazio perde due milioni di contatti in un amen. 1.866.000 spettatori con l’11.2% di share trascinato per una ora e venti che sembra interminabile. Perché Fazio che, ricordiamolo, oltre a sé, mette a libro paga ben otto autori per un programma del genere, offre una lunga, finto intimidita, pesantissima promozione di film e serie tv in uscita degli ospiti presenti.

È incredibile come l’imbarazzante deriva faziana riesca a farci rimpiangere il Costanzo show dove qualche argomento generico si sviluppava e declinava in modo soggettivo. E dire che proprio ieri sera dopo il match che ha eliminato l’Italia dai mondiali di Russia 2018 le premesse di un’improvvisazione spumeggiante c’erano tutte. Invece no, Fazio vuole il suo teatrino, mostra continuamente il suo anonimo understatement, cancella il contemporaneo anche in corsa per esporre il suo mondo ad altezza acquario con ospiti fluttuanti.

Che fuori tempo che fa inizia con due battute di Crozza e un paio di piagnistei del conduttore, poi prosegue con una simil rievocazione di Quelli che… il calcio visto che al tavolo ci sono Marino Bartoletti e Edrissa Sanneh “Idris”. Ma è di quelle operazioni vintage sterili del nostro, quelle rimpatriate della sua tv giusto per mostrare i fili del puparo. Solo che le marionette non si muovono più, rimangono esanimi, appoggiate e intorpidite sul tavolone dei santi apostoli del Fabio. Fazio anestetizza tutto. Lo scontro, il dibattito, il semplice confronto. Procede indisturbato enumerando titoli di libri e film lanciando spot aziendali. Quello spazio è suo e chi se ne frega della vergogna degli Azzurri. Chi vuole cambi canale su RaiSport. Fazio deve mandare in onda il suo tavolino dei sogni. Sempre identico. Fino alla morte. Come quegli inviati dei tg con alle spalle l’uragano Katrina che trascina via ogni cosa e loro si aggrappano a un palo per rimanere in onda. Un consiglio però agli otto autori: mettete almeno un’orchestrina, un Paul Shaffer per uno stacchetto. Altrimenti anche l’agguerrito target alla Fazio rischia una terrificante catalessi.