L’altro giorno sono stato contattato sulla mia pagina Facebook da un uomo che mi ha spiegato che, a causa di una malattia, a breve dovrà appendere le gambe al chiodo e per questo è, sue testuali parole, “incazzato”. Mi chiede come io possa scherzarci su e quanto fatichi a comprendere la mia positività.

Gli ho risposto che la mia situazione differisce dalla sua per diversi aspetti: io ero poco più di un bambino quando appesi le gambe al chiodo, forse non ne avevo la giusta consapevolezza; inoltre non cammino da ben – rullo di tamburi! – 22 anni, per cui questa è diventata la mia condizione, la mia normalità; per giunta ho avuto tutto il tempo per accettarla, poiché progressivamente mi sono seduto.

Accettare questa “normalità” significa convivere serenamente con una carrozzina sotto le natiche e con tante altre cose, perché poi non è che hai alternative, e il mio modo di accettarla è riderci su. E riderci su mi ha permesso di abbattere quelle distanze che si frappongono tra l’esemplare di disabile e il resto del mondo. Oltretutto mi ha permesso di avvicinarmi di più alle altre persone, rispondendo così al mio bisogno di integrazione.

Tuttavia mi trovo spesso a riflettere su chi di colpo, causa per esempio incidente, si trovi nella condizione di non poter più camminare: l’impatto è devastante, perché va a stravolgere la tua normalità e a trasformarla in altro. Da un giorno all’altro ti trovi a non poter far più quello che facevi prima e la tua vita è cambiata definitivamente e senza appello. Per cui il processo di accettazione è diverso, più duro e probabilmente richiede più impegno: di certo anche in questo caso bisogna fare di necessità virtù.

Quanto alla mia positività, beh come ho già avuto modo di scrivere due post fa la vita è una, o così o così: meglio piangersi addosso, facendo terra bruciata attorno, o ridere di sé, ottenendo la considerazione altrui?

#ilcafagnarisponde

Oggi sarebbe dovuta uscire la terza e conclusiva parte della trilogia su come sto affondando la francesina, ma per motivi tecnici è stata dirottata a sabato prossimo.

Per non lasciarvi soli, perché io vi voglio bene, ho deciso così di lanciare questa nuova rubrica, “Il Cafagna Risponde”.