A Napoli si muore a causa dell’inquinamento. Le polveri sottili nel capoluogo campano sono determinate dal traffico veicolare ma anche dalle eccessive e fuori controllo attività di combustione del porto e dell’aeroporto, ubicati in pieno centro cittadino e in costante crescita.

Lo studio Viias già da anni ha certificato che Napoli e Milano non registreranno entro il 2020 significativi miglioramenti nella pessima qualità dell’aria, a meno di interventi draconiani sull’inquinamento da parte della autorità responsabili competenti (Ente Porto, Comune e Regione). A Milano, ovviamente, ci si sta già muovendo. A Napoli si continua a fare i pesci in barile. Anzi, si fa pure di peggio. Nella città attraccano ormai da molti anni enormi navi da crociera che restano a motore diesel acceso poco distanti dal centro cittadino per assenza di adeguata elettrificazione delle banchine portuali. Ognuna di queste equivale a diverse migliaia di auto diesel altamente inquinanti.

Le ultimissime dichiarazioni del Presidente del porto, Pietro Spirito, a soluzione del problema, risultano, a mio parere, oltremodo preoccupanti. Il porto di Napoli è tutto interamente ubicato tra zona gialla e zona rossa del Vesuvio, dove sono previsti in caso di modesta eruzione subpliniana (tipo 1944 per intenderci) un rischio di ricaduta di circa 300 kg/mq di ceneri vulcaniche bollenti. Mia madre mi raccontava che, nel 1944, a Mater Dei, cioè almeno 6 km oltre il Porto, furono costretti a spalare circa un metro di ceneri calde dai terrazzi per evitare incendi e crolli dovuti al peso delle ceneri.

Nel Porto è già installato e operante un enorme deposito di Gpl (Vigliena) contenente circa 800mila mq di Gpl (gas petrolio liquefatto). Per “migliorare l’ambiente” e ridurre il numero di persone che si ammalano o muoiono per l’inquinamento dell’aria, il Presidente del Porto, senza alcun confronto pubblico con noi medici dell’ambiente, dichiara di volere procedere in tempi brevi alla installazione di un ulteriore “bombolone” di gas Gnl (gas naturale liquido = metano), più ecologico del Gpl già presente all’interno del Porto.

Il Gnl (gas naturale liquefatto) non è altro che metano, definito naturale perché viene usato così come si estrae dai giacimenti naturali sotterranei. Dallo stato gassoso viene trasformato in liquido e stoccato in idonei depositi obbligatoriamente a una temperatura di -161,52° centigradi.

Gpl sta invece per gas propano liquefatto. A differenza del metano, il propano è un idrocarburo saturo, che in natura non si trova allo stato puro. Si liquefà a -42,045° centigradi. È pericoloso in quanto la densità maggiore di quella dell’aria ne rende difficile la dispersione, l’assenza di odore e sapore ne rende impossibile l’identificazione e il limite di infiammabilità molto basso facilita la formazione di miscele infiammabili. Viene pertanto sottoposto a odorizzazione per evidenziarne più facilmente la presenza nell’aria.

Nessuno pare porsi la semplice domanda: ma cosa succederebbe nel Porto di Napoli in caso di ricaduta di ceneri bollenti vulcaniche anche per meno di 300 kg/mq sia sui depositi già esistenti di oltre 800mila mq di Gpl posti di fianco a milioni di litri di benzina mai delocalizzati e di superpetroliere in rada cui dovrebbe quindi aggiungersi un ulteriore impianto di Gnl che per essere tale impone dei contenitori a perfetta tenuta in grado di mantenere il Gnl a una temperatura costante di meno 161 gradi?

A Pompei per una eruzione pliniana hanno ritrovato almeno i calchi delle vittime. A Napoli oggi, anche in caso di eruzione di una modesta quantità di ceneri si rischia, come a Viareggio, di non trovare neanche le ceneri dei poveri lavoratori portuali e dei cittadini residenti ignari del pericolo. Il Porto di Napoli pare seguire un piano di sviluppo del tutto privo di una valida analisi del contesto ambientale in cui opera, cioè zona gialla e zona rossa del Vesuvio e delle industrie e rilevante impatto ambientale sino al disastro, già esistenti e operanti: depositi gpl e benzine.

Per “migliorare” la situazione il Porto propone di ampliare la propria dotazione di depositi di gas esplosivi, perché più “ecologici” rispetto ai diesel di oggi. Qualcuno dice che la semplice elettrificazione con cavi è da incompetenti. Possiamo quindi affermare, parafrasando Papa Francesco, che la cattiva economia unita a una politica pessima e/o incompetente e/o lobbista possono non solo uccidere ma addirittura “esplodere”?