di Francesca Casale e Marta Iacopetti 

Implementare l’Accordo di Parigi nonostante l’uscita di scena della Casa Bianca di Trump è possibile? Secondo Vijeta Rattani del Centre of Science and Environment (CSE) è l’Europa che deve rispondere a questo interrogativo. L’Unione Europea non può più esimersi dal porsi come modello e leader di un cambiamento epocale a livello tecnologico, finanziario e di responsabilità sociale.

Attraverso l’Accordo di Parigi, l’Unione Europea ha presentato un target che prevede la riduzione delle emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990 entro il 2030; inoltre, in questi giorni è in definizione la ripartizione tra gli Stati Membri del target relativo ai settori Effort Sharing.

In seguito all’annuncio da parte degli Stati Uniti circa la volontà di uscire dall’Accordo di Parigi (sebbene, formalmente, ciò non potrà avvenire prima del 2020) l’Unione Europea ha l’occasione di colmare il vuoto lasciato, in termini politici e non solo, proprio dagli Usa. Ma sarà possibile per l’Unione Europea, a livello pratico, aumentare il proprio livello di ambizione? Di certo, non sarà semplice e comunque difficile prima del 2020, anche alla luce dei nuovi regolamenti su ETS ed Effort Sharing, che difficilmente vedranno aggiornamenti prima di qualche anno.

A livello globale, l’Ue dovrà inoltre confrontarsi con la Cina, che certamente giocherà un ruolo fondamentale nel combattere i cambiamenti climatici, così come con l’India che ha a sua volta definito nuovi piani che prevedono, ad esempio, il phase out di numerose centrali a carbone. Starà alla capacità politica ed all’abilità negoziale dell’Ue la possibilità di affermarsi sul piano internazionale.

In ogni caso, dalla Cop23 emerge la possibilità che il clima abbia ancora degli alleati negli Stati Uniti: nonostante il cambio di rotta da parte del governo federale, infatti, a Bonn gli Stati Uniti sono rappresentati anche da una folta coalizione in rappresentanza della società civile, che ha presentato alcuni mesi fa la piattaforma #WEARESTILLIN.

Il 5 giugno 2017, pochi giorni dopo la dichiarazione di Donald Trump di voler lasciare l’Accordo di Parigi, 2500 leader statunitensi tra governatori, sindaci, rettori, capi di aziende e comunità religiose hanno infatti deciso di riaffermare la propria volontà di contribuire agli obiettivi dell’Accordo. Un passo fondamentale anche per coinvolgere maggiormente gli attori locali e non governativi nella risposta al cambiamento climatico.