“Abbiamo invitato gli amministratori locali a informare le imprese sui provvedimenti utili alla ripartenza. C’è la zona franca urbana“. “E’ inutile: le aziende familiari che sono il 90% delle attività di queste zone dovranno comunque pagare i contributi. Chi fa le norme non conosce il territorio”. Dopo le polemiche di agosto, si riaccende la querelle sulle agevolazioni fiscali concesse alle aziende delle aree del Centro Italia colpite dai terremoti di agosto e ottobre 2016. La nuova scintilla è la pubblicazione di una lettera inviata ai sindaci dalla commissaria straordinaria alla ricostruzione Paola De Micheli, che ricorda come dal 16 dicembre scatti per i terremotati l’obbligo di versare alle Entrate i tributi non pagati nell’ultimo anno e mezzo per effetto della sospensione. Chi non ha i soldi, come previsto dall’ultimo decreto sulle aree terremotate, può chiedere entro il 30 novembre un mutuo ad hoc. Gli interessi sono a carico dello Stato, il capitale andrà invece restituito a rate in cinque anni a partire dal gennaio 2020.

Immediate le proteste e le critiche delle opposizioni. La commissaria governativa ribatte ricordando che il governo la scorsa primavera ha istituito una Zona franca urbana: le imprese che hanno sede nei Comuni colpiti e hanno subito un calo del fatturato superiore al 25% possono chiedere l’esenzione da imposte sui redditi, Irap, Imu e contributi fino a un limite massimo di 200mila euro. “Facciamo un esempio”, scrive De Micheli. “L’impresa Mario Rossi che rientra nelle condizioni della zona franca urbana, con sede a Norcia, nel 2017 avrebbe dovuto pagare 70.000 tra imposte erariali, regionali, comunali e contributi dei lavoratori. Siccome la soglia del de minimis è di 200.000 euro, l’impresa non dovrà versare nulla per il 2017 e quindi potrà anche non accedere al mutuo”.

Ma le domande sono state poche, si legge tra le righe in quell'”invito agli amministratori locali” a dare tutte le informazioni ai cittadini. Non a caso il ministero dello Sviluppo, con una circolare pubblicata il 2 novembre, ha prorogato il termine di presentazione delle istanze dal 6 al 20 novembre. Ma per il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi la questione è tutt’altro che chiusa: “Da settimane dico che occorre risolvere il problema delle imprese familiari escluse dai benefici”, spiega a ilfattoquotidiano.it. Perché escluse? “Sulla piattaforma del Mise, che peraltro spesso si blocca, risulta che hanno diritto a chiedere solo l’esenzione dalle tasse ma devono comunque pagare i contributi: parliamo di 4mila euro all’anno per ogni dipendente, moltissimo per una piccola attività familiare”.

La questione in realtà è molto tecnica: “Nella piattaforma del Mise”, ha spiegato il presidente di Confcommercio Lazio Nord Leonardo Tosti, “è prevista l’indicazione dell’ammontare degli aiuti da richiedere, e da calcolare mediante una formula che prende a base le imposte pagate negli anni 2015 e 2016. Fattispecie molto ricorrente, nell’Alto Reatino, è quella delle piccole realtà imprenditoriali, che nell’anno del sisma – il 2016 – e in quello precedente avevano pagato pochissime imposte e non avevano avuto lavoratori dipendenti. Ebbene, per queste aziende l’importo della agevolazione da richiedere mediante la formula indicata sulla piattaforma equivale praticamente a zero euro“. Secondo Tosti il sistema “dovrebbe consentire di disattendere la formula indicata nel modello di richiesta delle agevolazioni, a vantaggio di un conteggio presuntivo che preveda l’esenzione dei contributi per chi intenda assumere nuovo personale. Esattamente come previsto per le imprese di nuova costituzione“, che ora invece risultano avvantaggiate perché oltre a non dover dimostrare l’abbattimento del 25% dei ricavi “possono invece richiedere le agevolazioni contributive unicamente in funzione di ipotesi di future assunzioni“. “Se c’è un problema, dipende dal ministero”, replicano dallo staff della De Micheli.

 

“Comunque”, continua Pirozzi, “chi non ha i requisiti previsti dal decreto di legge di aprile dovrà pagare, in una fase in cui non è nemmeno finita l’emergenza. I terremotati dell’Aquila e dell’Emilia hanno avuto sospensioni più lunghe, serve una nuova proroga di almeno un anno”. In effetti imprese e autonomi che non hanno subito un calo dei ricavi almeno del 25% dovranno mettersi in regola con il Fisco entro fine anno. Se non hanno liquidità sufficiente per saldare il conto con le Entrate possono risolvere il problema accendendo un finanziamento, come previsto dalla convenzione tra Associazione banche italiane e Cassa depositi e prestiti annunciata dal decreto dello scorso febbraio “Nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017”. Abi e Cdp l’hanno firmata a luglio e nei mesi scorsi hanno aderito Banco BpmMonte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Cassa di risparmio di Ravenna, Banca di Imola, Popolare di Spoleto e alcune banche di credito cooperativo. Gli istituti avranno accesso a un plafond di 380 milioni per il 2017 e 180 per il 2018. Il finanziamento sarà versato su un conto corrente vincolato e potrà essere usato “esclusivamente per il pagamento dei tributi”.