Consigli per gli acquisti. Elettorali. Maurizio Costanzo incontra Silvio Berlusconi e l’ultima puntata de L’intervista va eccezionalmente in onda alle 21.30 invece che a mezzanotte, e dura quasi un’ora e mezza quando a fatica arrancava sotto i sessanta minuti. A seguire il conciliabolo tra il 79enne conduttore e l’81enne ex presidente del consiglio sembra di assistere ai tempi del “miracolo italiano” sulle tv del Cavaliere. Le star del biscione che prestano il loro spazio al sempiterno capo fino quasi a scomparire. La forma intervista che nei casi di Pietro Maso, Federica Pellegrini o anche solo Gerry Scotti, nelle settimane scorse era servita al borbottante Costanzo per svellere con insistenza lacrime, confessioni, parole inattese da tv del dolore, questa volta diventa il classico predellino per lanciare anatemi sugli avversari politici ed elettorali. Risultato: un modesto 8,71% di share (pochissimo per la rete, molto per un talk politico).

Quaranta scarsi i minuti dell’amarcord, dell’infanzia di Silvio, del cagiada e polenta a cena, le navi da crociera su cui Confalonieri non saliva per via del mal di mare, la carriera di cantante a Parigi e di papà Luigi che lo recupera a Pigalle tirandolo per un orecchio. Lo spirito agiografico, e non il contraddittorio critico e incalzante tra domanda e risposta, si impossessa dell’anima del cubo de L’Intervista. Così tutto ciò che intralcia il luccichio del ricordo berlusconiano viene cancellato con un tratto malandrino di Photoshop. Si veda la sviolinata sui figlioli tutti che non prevede mamme. Veronica Lario e Carla Dall’Oglio nella biografia di Berlusconi sono parecchio importanti. Costanzo addirittura lo chiede pur prendendola larghissima. Dopo tanti “bravo”, “bello”, “è vero” rivolti all’ospite, accenna “alle donne della tua vita”, “Lario, Dall’Oglio e Pascale ne vuoi parlare”? Nemmeno avessero evocato Mangano. L’ospite rifiuta sdegnato le prime due, ma tiene buona la terza (“bella fuori e dentro”, quasi fosse una merendina da lanciare sul mercato), e si crea l’effetto del Silvio creatore comprensivo di utero per la prole infinita dei Piersilvio, Marina, Barbara, ecc…

Impossibile non intravedere lo srotolamento di tappeto e di lingua in questa boutade pre-elettorale siciliana sulla tv ammiraglia alla vigilia del voto, propedeutica all’andazzo che si ripeterà tra qualche mese in vista delle politiche. Perché dicevamo, al minuto 43 scatta la parte intensa, il fuoco di fila, la propaganda. Silvio attorniato in foto da big politici del mondo che comincia a discettare di esteri e leadership, di un atteso amore per Putin e uno inatteso per l’Europa, di quanto incredibili siano stati i provvedimenti dei quattro governi Berlusconi, e quanto i 5 Stelle “odino il ceto medio” ben più del nemico “comunista” di una volta. Ed è qui che Costanzo letteralmente si annulla, scompare, evapora. Nemmeno sentiamo il borbottio biascicato in sottofondo che tanto ci aiuta ad addormentarci in queste sere autunnali. L’unico singulto vero è la deferenza di fronte al numero infinito di processi e di udienze subite dal nostro, rispettivamente 74 e 3667, cifre ripetute come un mantra, che anche per l’anziano anchorman sono troppe e ci tiene a farlo sapere. Inutile, L’Intervista da un certo punto in avanti è puro monologo, mero comizio elettorale.

Con un ulteriore aggravio: Berlusconi è bolso, stanco, per nulla guizzante. Capiamo che il restyling generale dell’uomo Silvio, notevole dal punto di vista della forma fisica visti gli 81 anni, non preveda più barzellette, storielle, sciocchezzuole assortite. Ma è come togliere un giochino dalle mani di un bambino che, infatti, rimane triste. La noia micidiale del Berlusconi senza battuta comica è forse il più grigio e noioso scherzo che la tv potesse farci. Lui che questo mezzo di comunicazione dice di averlo rivoluzionato non sembra riuscirci a stare più dentro con brio. Di Costanzo, appunto, nemmeno ne parliamo, anzi sì. Per la considerazione, nemmeno la domanda, più pericolosa e insinuante della serata da intervistatore. Berlusconi parla da solo della sua discesa in campo e il conduttore fa capire, a chi ha la memoria corta, l’aria che tirava nel ’94: “Non ti avrei votato, ma non ti avrei nemmeno mai attaccato” (sic!). E Silvio ecumenico strappa l’unico sorriso della bigia serata: “E io ti perdonai”. Amen.