Una lunga esperienza di ricerca sul campo nell’ambito delle scienze politiche e della sociologia, numerose consulenze con prestigiose organizzazioni internazionali quali Oxfam e Unicef e una posizione da professore associato all’American University del Cairo, poi lasciata per l’Università di Cambridge. Maha Abdelrahman è un’accademica egiziana e vanta una carriera di lungo corso. Tuttavia, per le persone al di fuori del piccolo mondo di studiosi del Medio Oriente è nota principalmente per essere stata la tutor di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello ritrovato senza vita e con evidenti segni di tortura alla periferia del Cairo il 3 febbraio del 2016. Il 9 ottobre scorso il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone e il sostituto Sergio Colaiocco hanno trasmesso alle autorità britanniche un ordine di rogatoria nel quale chiedono l’interrogatorio formale della professoressa e l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici tra gennaio 2015 e febbraio 2016: al centro dei sospetti della procura romana ci sono l’argomento e la modalità della tesi di dottorato di Giulio.

Fino a oggi la Abdelrahman ha comunicato per due volte con gli inquirenti. La prima occasione è stata il giorno dei funerali di Giulio a Fiumicello (in questo contesto i magistrati italiani contestano che, a differenza degli altri conoscenti di Giulio, non ha consegnato loro pc e telefoni), mentre alcuni mesi dopo ha scelto di rispondere con una mail alla polizia del Cambridgeshire. “Gli investigatori italiani l’hanno trattata in maniera molto scortese durante la cerimonia”, racconta un testimone che preferisce restare anonimo. Per questo, la seconda volta ha preferito rispondere via e-mail alle loro domande perché voleva evitare di essere trattata ancora in questo modo”. Diversi docenti universitari che si occupano di Medio Oriente si dicono stupiti dai sospetti avanzati dalla Procura di Roma. “Maha è una persona molto stimata nel nostro ambiente e nessuno ha dubbi sulla sua integrità morale e professionale” spiega Andrea Teti, professore associato dell’Università di Aberdeen.

La professoressa di Cambridge, che nell’ateneo britannico coordina le attività di ricerca per quanto riguarda le discipline attinenti alla sociologia e lo sviluppo in Nord Africa, è autrice di diversi testi. Il più noto resta Civil Society Exposed: The Politics of NGOs in Egypt, ritenuta una pietra miliare per gli accademici che si occupano di Egitto e scienze sociali. Nel 2012 ha poi scritto Egypt’s long revolution, un saggio sui movimenti rivoluzionari in Egitto pubblicato da Routledge, una delle case editrici più importanti sul fronte delle materie umanistiche. “Maha è stata la prima ad affrontare in modo critico come le tematiche sociali venivano strumentalizzate dalla dittatura di Mubarak”, continua Teti. “Non è corretto neanche definirla un’attivista perché le cose che ha scritto sulla dittatura di Mubarak e poi sui movimenti sociali sono frutto di studi e ricerche meticolose. Per questo era anche la persona adatta per seguire la ricerca di Giulio”.