Chissà se avrebbe potuto fermare la follia omicida di Stephen Paddock, il 64 enne che lo scorso 2 ottobre a Las Vegas ha aperto il fuoco sulla folla durante un concerto uccidendo 58 persone. Si chiama Hfl-Cs (hostile file locator-counter sniper), ma dietro alla sigla burocratica si cela una nuova invenzione tecnologica che potrebbe rivoluzionare il settore dell’antiterrorismo: l’azienda pisana Ingegneria dei Sistemi infatti ha realizzato un sistema radar anti-cecchino che permette in meno di un secondo (precisamente 3 millisecondi) di individuare l’origine e la traiettoria dei proiettili di un’arma da fuoco. Qualunque sia il calibro – piccolo, medio o grande – e anche se dotata di silenziatore. Questo nuovo strumento, all’avanguardia nell’ambito internazionale, potrebbe diventare presto un nuovo asset per le nostre forze armate in grado di difendere i cittadini da possibili attacchi durante le manifestazioni pubbliche, i concerti e altri grandi eventi.

Oggi le tecnologie esistenti permettono di individuare la provenienza e la traiettoria di proiettili attraverso i segnali acustici che spesso però possono subire delle interferenze ambientali, anche legate a condizioni metereologiche avverse. La nuova tecnologia radar realizzata dall’azienda pisana supera invece questo problema arrivando ad individuare le armi da fuoco e i cecchini nel giro di un secondo e può essere posta sia su un dispositivo fisso che mobile, molto utile proprio durante i grandi eventi pubblici. Inoltre la peculiarità di questa tecnologia riguarda proprio l’oggetto da individuare: se normalmente viene usato per le navi o gli aerei, questo radar riesce a captare un proiettile di dimensioni molto piccole.

“Sicuramente questa nuova tecnologia può rappresentare una svolta nell’ambito della lotta al terrorismo – spiega a IlFattoQuotidiano.it Enrico Remiddi, capo del settore sicurezza e difesa di Ids – il radar è in grado di individuare più terroristi in contemporanea anche a un chilometro di distanza e distinguere il fuoco amico da quello nemico. Nel caso della strage di Las Vegas probabilmente la prima vittima avrebbe comunque fatto una tragica fine, la seconda non è detto, mentre l’omicida sarebbe stato sicuramente fermato prima della terza”. Ci sono voluti circa 10 anni di ricerca per arrivare a questa tecnologia – la stessa che ha prodotto il radar anti-mortaio e quello anti-drone – e, oltre ai finanziamenti privati, ha potuto usufruire del sostegno economico del piano nazionale di ricerca militare. Dopo vari test sul campo, adesso lo strumento è pronto per l’uso e potrebbe andare presto in dote alle forze armate italiane.