Nel Pd li hanno già ribattezzati i “sette nani“. Partitini, movimenti, materiale di risulta della seconda Repubblica, personalità che si vogliono alleare col Pd alle elezioni politiche, che vogliono “collaborare”, che vogliono “federare”, i soliti verbi che si utilizzano in questi casi. Nessuno di loro – da solo – ha qualche possibilità di superare la soglia di sbarramento del 3 per cento. Così si avvicinano al partito “fratello maggiore” del centrosinistra, in memoria dei vecchi tempi. Erano presenti alla conferenza programmatica del Pd, a Napoli. C’è l’Italia dei Valori, per esempio, da tempo senza Antonio Di Pietro e ora guidata da Ignazio Messina con una linea parecchio diversa da quella dell’ex magistrato. C’è il Psi di Riccardo Nencini, che insieme a un’altra mini-pattuglia era stata eletta in quota nelle liste del Pd nel 2013. C’è Benedetto Della Vedova che rappresenta Forza Europa (quindi più o meno se stesso) e ancora Lorenzo Dellai, ex Pd, prima ancora fondatore di una specie di Margherita trentina e ora dentro Democrazia Solidale che forse è dentro Campo Progressista di Giuliano Pisapia. Poi ci sono i pezzi da novanta, almeno sulla carta, come i sindaci che una volta erano di colore arancio e ora non si sa più cosa sono. Leoluca Orlando, sopra a tutti, eroe a Palermo e regista della candidatura di Fabrizio Micari a presidente della Sicilia, non proprio destinato ai trionfi. E poi Massimo Zedda, il sindaco ex vendoliano di Cagliari, che – dice l’Ansa – insieme a Michele Emiliano pensa a una lista nazionale civica e di sinistra che dovrebbe essere sostenuta, appunto, dagli amministratori di centrosinistra non inquadrati nel Pd. Anche per questo si racconta di un faccia a faccia tra Renzi e Emiliano, a Napoli, durato un’oretta. E’ una vecchia idea che torna ciclicamente, almeno una volta all’anno. Chissà se a questo giro diventerà realtà come non è mai successo in precedenza.

video di Manolo Lanaro

A tutti loro, alcuni giorni fa, ha fatto riferimento lo stesso Renzi. A qualcuno si è aperto un sorriso perché molte di queste liste supererà con difficoltà l’uno per cento. Eppure un senso le parole di Renzi ce l’hanno, eccome. Perché il Rosatellum prevede che se un partito coalizzato supera l’1 per cento ma non il 3, resterà fuori dal Parlamento ma i suoi voti resteranno comunque a beneficio della coalizione. Quindi a beneficio del Pd ed eventuali alleati più grandi, come probabilmente Alternativa Popolare.

Ci sono ex radicali come Della Vedova nella lista dei “volenterosi” al fianco del Pd. Ma non i radicali, come Emma Bonino che tutti vorrebbero ma non è a Napoli, è da un’altra parte. Negli stessi giorni della conferenza programmatica del Pd ha organizzato la convention sugli “Stati Uniti d’Europa“, per rilanciare il progetto di Altiero Spinelli e Marco Pannella, che sarà chiusa a fine mattinata dall’ex ministro degli Esteri. In sala Giuliano Pisapia, che interverrà, Riccardo Nencini con una delegazione del Psi, l’ex ministro del governo Prodi Giulio Santagata e Bruno Tabacci. Tra i messaggi video, quello di Romano Prodi.

Come si vede, da questa lista manca anche (e di nuovo) Giuliano Pisapia, che resta l’obiettivo grosso dei pontieri del Pd. Ma l’ex sindaco di Milano è in difficoltà. E’ amareggiato, come ha detto alcuni giorni fa Bruno Tabacci, uno dei parlamentari a lui più vicini. Un deputato milanese aggiunge che cosa farà alla fine “non lo sa neanche lui, dice che vuol farsi da parte ma chi lo conosce dice che prenderà una decisione solo dopo la Sicilia”. Dove ha deciso di non schierarsi né con il candidato del Pd, Fabrizio Micari, né con quello della sinistra-sinistra, Claudio Fava.

Appunto: la sinistra-sinistra. A Renzi arriva un coro di voci da dentro il partito – dal premier Gentiloni al ministro Franceschini fino a Minniti – che chiedono di allargare la coalizione il più possibile. L’unica chiave per essere davvero in corsa contro il centrodestra, che nei sondaggi ha le vele spiegate. Il segretario dice di ascoltare, di prendere in considerazione l’idea, “anche se non è il mio sogno segreto” dice in un retroscena sui giornali. E quindi: Mdp? Lavorano per riavvicinare le parti soprattutto Orlando (nel senso di Andrea) e Franceschini. Renzi, almeno leggendo i giornali, dice che non è contrario. Poi però c’è la realtà. Tipo D’Alema.