La campagna per le elezioni politiche 2018 non è ancora iniziata ufficialmente, ma di fatto lo è eccome con treni, piazze, comizi, talk show e prove di alleanze. Analizzando le ultime mosse di Pd, M5S e centrodestra possiamo già capire cosa aspettarci dalla prossima corsa a Palazzo Chigi. Vediamo.

Renzi torna rottamatore ma è poco credibile

Il segretario del Pd Matteo Renzi ha cambiato comunicazione da quando si è dimesso da premier. Il suo è un ritorno alle origini, al Renzi che piacque prima all’interno del suo partito e poi a tutta Italia con la vittoria alle Europee. Ma stavolta questa strategia non funzionerà.

Andando contro Ignazio Visco e l’operato di Bankitalia, Renzi si vuole porre come candidato anti-sistema. Se poi in soccorso di Visco arrivano Napolitano, Mattarella, Berlusconi e altri rappresentanti dell’establishment allora per lui il gioco sembrerebbe fatto.

Il ruolo di candidato anti-establishment fa comodo in campagna elettorale, perché attira voti. È una strategia che ha funzionato per lui e anche, per esempio, in Francia per Emmanuel Macron, dove quest’ultimo pur venendo dal sistema si era posto contro di esso. Credo che Renzi si stia ispirando molto alla comunicazione di Macron, nel quale in parte si rispecchia.

Per Renzi fare la parte di quello contro il sistema non è una novità, visto che la sua ascesa è dovuta proprio alla promessa di rottamazione della vecchia classe politica. Ma adesso è diverso. Non può più giocare questo ruolo. Perché Renzi al governo c’è stato, e mentre c’era ha sposato il sistema (e le banche). Questo gli italiani l’hanno capito ed essendo passato poco tempo se lo ricordano ancora molto bene.

Molto meglio per lui porsi come candidato pro-Europa, che parla con ottimismo di futuro e innovazione, come ha fatto alla festa dei 10 anni del Pd. In questo modo prende una posizione più coerente nella quale la fetta che la pensa come lui può rispecchiarsi. Giocando a rifare il rottamatore, ma dopo aver governato il Paese, invece non convince più nessuno.

Il M5S in piazza 

I 5 Stelle continuano a scendere in piazza. In Sicilia e a Roma, tutte le settimane. Sono rimasti l’unico schieramento nel panorama politico italiano che riempie le piazze e che, quando lo fa, non prende fischi. Un merito che va sfruttato appieno, come stanno facendo.

Al contrario di Renzi e Berlusconi, il M5S ha la fortuna di non aver mai governato il Paese. Questo va visto come un vantaggio. Farebbe un errore nel cedere alle accuse di inesperienza – proprio perché mai andato al governo – mosse dagli avversari. In campagna elettorale è sempre un punto a favore essere quelli nuovi.

Terzo punto interessante riguardo questo inizio di campagna per il M5S è che, al contrario di quanto molti giornali credevano, dopo la scelta di Luigi Di Maio quale candidato premier non è cambiato molto nel movimento.

Nessuno degli altri parlamentari ha smesso di tirare la carretta. In tv vediamo quelli che c’erano prima, anche Grillo continua ad esserci, come abbiamo visto a Marino per Roberta Lombardi e vedremo presto in Sicilia per Giancarlo Cancelleri. Lo stesso vale per Alessandro Di Battista, il quale nonostante gli impegni di famiglia e la scelta di non candidarsi premier continua come prima a fare la sua parte, e vale per i cosiddetti ortodossi che stanno partecipando attivamente alle campagne e alle proteste contro il Rosatellum.

Il M5S gode di ottima salute e appare molto stabile.

Berlusconi può vincere, se gli avversari restano a guardare

Silvio Berlusconi può vincere per molte ragioni di cui ho parlato qui. Deve stare attento però a non cedere alla tentazione di imitare i 5 Stelle, come a volte sembra fare attaccando chi campa di politica e aprendo a ministri provenienti dalla società civile. Quel target lì non voterà mai Berlusconi, e chi ama Berlusconi non vota i 5 Stelle. Inutile tentare di sottrarsi elettori a vicenda.

Anche per Berlusconi il ruolo di rottamatore che a tratti sta rispolverando funzionò nel ’94. Paradossalmente, nonostante gli anni di governo, la sua strategia oggi è più efficace di quella di Renzi, perché nel suo caso la memoria di molti italiani è sbiadita, mentre l’esperienza di Renzi è ancora troppo fresca.

Bersluconi quindi perderà solo se gli avversari faranno unoperazione-memoria, ricordando la sua storia al governo del Paese. Ma credo sia difficile, dato che i 5 Stelle lo danno per morto – quindi preferiscono non parlarne – e il Pd invece con Berlusconi ci va d’accordo. Proprio quest’ultimo punto, la sintonia fra Pd e Berlusconi ci offre l’ultimo suggerimento su cosa aspettarci nei prossimi mesi di campagna elettorale.

Due contro uno

Assisteremo ad un due contro uno, ovvero Renzi e Berlusconi contro il M5S. Una strategia che i due hanno già usato con efficacia contro il M5S alle Europee, ma che oggi è meno incisiva.

Oggi il duo Renzi-Berlusconi contro i 5 Stelle è più debole. Non per Berlusconi, ma per Renzi, che proprio dopo un’esperienza di governo giudicata deludente come abbiamo visto dal referendum, ha perso il momentum. Un concetto di comunicazione politica che lui conosce bene, perché considerato molto prezioso in America. È il cosiddetto slancio, quello appunto che ha avuto lui con la sequenza primarie – governo – europee. Un passato ormai cancellato dal referendum, che questo slancio lo ha arrestato.

La sfida è molto aperta ed interessante. Credo che anche per questo i toni che sentiremo dagli sfidanti saranno molto alti. Se guardiamo l’escalation delle ultime campagne, c’è da aspettarsi che saranno i più aspri nella storia delle nostre campagne elettorali.