Difende il Rosatellum e anche Marcello Dell’Utri per il quale la Cassazione ha rigettato la scarcerazione anticipata. A margine del processo “Breakfast” che si sta celebrando a Reggio Calabria e che lo vede imputato con l’accusa di aver aiutato l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena (oggi latitante), l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola si è soffermato su alcuni temi delicati come la legge elettorale e il reato di concorso esterno con l’associazione mafiosa.

“Avrei preferito sicuramente il Mattarellum secco – sono le parole di Scajola mentre a Roma si discute della fiducia al Senato – ma il Rosatellum è un passo in avanti confronto al Porcellum. Ci sono stampati i nomi sulla lista e credo sarà difficile per tutti i partiti candidare nani e ballerine”.

L’esponente dell’ex governo Berlusconi è intervenuto anche sulla decisione della Cassazione di non accogliere la richiesta di scarcerazione anticipata per Marcello Dell’Utri: “Ritengo che stia vivendo una pena allucinante. Dobbiamo stare attenti all’applicazione del concorso esterno. Se chi è accusato di questo è esattamente come essere un capo della mafia, c’è qualcosa che non funziona. Non conosco gli atti, non so se il concorso esterno di DellUtri ha una giustificazione”.

Già nella scorsa udienza del suo processo, Scajola aveva detto che non entrerà in Parlamento finché non si sentirà degno di farlo. Fuori dal Tribunale di Reggio è stato più chiaro lasciando intendere che vorrebbe ritornare a fare politica: “Mi sono dimesso dopo la vicenda del Colosseo senza nessun avviso di garanzia. Dopo due anni c’è stato un processo che mi ha dato ragione e dopo di ché si è aperto questo di Reggio Calabria”. E dopo? “E dopo si vedrà”. 

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