Sul Biotestamento prendono posizione anche i sindaci. Dopo l’appello lanciato nei giorni scorsi dai quattro senatori a vita di nomina – Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia per chiedere ai colleghi di Palazzo Madama di adottare “senza modifiche il testo già approvato dalla Camera”, arriva anche quello dei sindaci. L’Associazione Luca Coscioni ha già raccolto 27 firme, tra cui quelle di Virginia Raggi, Giuseppe Sala, Luigi De Magistris. Si preme per superare l’ostruzionismo che finora ha bloccato il ddl sulle DAT fermo in commissione Sanità da più di cinque mesi. Nonostante Pd e Movimento 5 Stelle siano favorevoli alla legge che vieta l’accanimento terapeutico e consente di rifiutare l’alimentazione e l’idratazione artificiali.

Nonostante casi come quelli di Dj Fabo e, più recentemente, di Loris Bertocco, 59 anni, paralizzato da quando ne aveva 19, che ha deciso di togliersi la vita in una clinica in Svizzera.

LE FIRME DEI SINDACI – L’Associazione Luca Coscioni sta raccogliendo in questi giorni le firme dei primi cittadini italiani che chiedono il passaggio immediato del testo in aula al Senato. In pochi giorni l’associazione ne ha raccolte 27, tra cui quelle di Virginia Raggi (Roma), Giuseppe Sala (Milano), Luigi De Magistris (Napoli), Chiara Appendino (Torino), Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, Federico Pizzarotti, sindaco di Parma, Filippo Nogarin, sindaco di Livorno. “Noi sindaci sottoscritti – recita l’appello – per scongiurare un nuovo passaggio alla Camera che ne impedirebbe nei fatti l’approvazione definitiva, chiediamo che il disegno di legge sul ‘consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento’ sia trasmesso in Aula per il voto senza ulteriori modificazioni, al fine di non lasciare senza risposta le attese e le speranze di tanti cittadini”.

IL PUNTO SULLA LEGGE – Non è un mistero che la legge sul Biotestamento sia stata oggetto di ostruzionismo, già dai rinvii prima di approdare alla Camera, dove lo scorso aprile è stata approvata, non senza alcuni punti critici. Da allora è successo di tutto. Il testo è fermo in Commissione Sanità. Sono state richieste più di 80 audizioni, tre volte il numero di quelle della Camera, la maggior parte da Alleanza popolare e Forza Italia. C’è voluto più di un mese. Poi è iniziata la discussione con decine di iscrizioni per parlare giunte sempre da Ap e centrodestra e, infine, Lega, Forza Italia e centristi hanno presentato 3.500 emendamenti. Tutto questo prima dell’estate. Una (lenta) corsa a ostacoli.

LE DIMISSIONI ANNUNCIATE SETTE VOLTE – La relatrice Emilia De Biasi (Pd), presidente della Commissione Sanità al Senato, la settimana scorsa ha annunciato le proprie dimissioni per riuscire a portare il testo in aula aggirando l’ostruzionismo in Commissione. Ma non è la prima volta, come fa notare Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Da giugno, in diverse occasioni, la relatrice ha paventato questa possibilità. “Se il percorso dovesse diventare troppo lungo – aveva detto, per esempio, il 19 giugno al convegno della Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni – la presidente (che in questo caso coincide con la relatrice) può benissimo prendere atto che non ci sono gli estremi per votare in Commissione il provvedimento e quindi chiederà alla Conferenza dei capigruppo e al presidente del Senato di andare in Aula senza mandato al relatore”. Da qui l’accusa di Cappato: “Viviamo una situazione di stallo dovuta alle responsabilità della relatrice – spiega – Se si fosse dimessa a giugno, quando la situazione attuale era già ben delineata, a quest’ora staremmo già votando”. E ricorda: “Finora ha promesso di farlo già in sette occasioni, se ci riuscisse realmente potremmo essere finalmente testimoni di una svolta significativa. Ogni giorno che passa è un giorno perso, visto che siamo a fine legislatura e la legge è finita vittima delle esigenze delle coalizioni e delle correnti interne dei partiti”.

Questa volta, però, a spianare la strada, c’è anche la risposta del presidente del Senato Pietro Grasso che nei giorni scorsi ha risposto alla richiesta di Emilia De Biasi di utilizzare il ‘canguro’, cioè il meccanismo che cancella in un sol colpo centinaia di emendamenti, dato che mentre Ap ha ritirato i suoi 200, ma la Lega non ha voluto ritirare i propri 1.500. Grasso ha fatto notare che il ‘canguro’ non può essere applicato senza raggiungere l’unanimità dei consensi e, quindi, l’unica alternativa percorribile per ricorrere a questo meccanismo è quello di inserire il provvedimento nel calendario dell’Aula.