A me la parola “vecchio” piace, mi piace molto. Non ho il culto della giovinezza e nemmeno l’ossessione di volere sembrare “giovanile”. Ho 48 anni e me li sento tutti addosso, uno per uno. Un vecchio film, solo per il fatto di essere vecchio, mi emoziona. E’ come se la patina del tempo desse una dignità ulteriore al film. Una vecchia auto mi fa sognare, e il fatto che non ci siano pezzi di ricambio la rende unica. La vecchiaia mi emoziona perché per invecchiare ci vuole coraggio. Tanto coraggio.

“Sei vecchio quando le candeline costano più della torta” diceva quel geniaccio di Groucho Marx. E il mio amico poeta Nicolino Pompa un giorno mi disse: “Che cosa è la vecchiaia se non la paura della vecchiaia stessa?”. A me piacciono i vecchi che non hanno paura, non quelli che parlano sempre dei propri acciacchi, mi piacciono i vecchi che ancora desiderano fare l’amore, preferisco “un vecchio bavoso” a un vecchio lamentoso. Mi piacciono i vecchi incoscienti, non quelli saggi, la saggezza non mi ha mai convinto. Amo i vecchi che perdono la testa senza l’aiuto di Alois Alzheimer. Ammiro i vecchi che parlano del futuro, i vecchi che non si arrendono alla catastrofe, i vecchi che sorridono alla vita, i vecchi che non si tingono i capelli. Invecchiare non è facile, ci vuole coraggio a restare soli, a perdere gli amici e le persone care, a sentire il corpo che piano piano ammaina le vele. Invecchiare è un’avventura, l’avventura di dibattersi nella bonaccia, di vedere l’orizzonte farsi polvere, l’avventura di sentire sanguinare i propri ricordi.

In definitiva amo i vecchi che ancora si sorprendono di respirare. In questo film che vi propongo oggi ho raccontato un pomeriggio passato insieme a Gino e a Nicola. Gino era un uomo di quasi 100 anni, ma vi rendete conto? E Nicola è il mio amico pianista, per un certo periodo hanno convissuto, si sono fatti compagnia. Sono entrato nella loro intimità e ne ho fatto un piccolo film che mi comunica serenità e mi commuove. Gino era credente ma a modo suo, non voleva saperne di risorgere, l’idea lo infastidiva, forse era una forma di pigrizia radicale, non so, oppure il balsamo dell’ironia, perché risorgere quando uno può starsene comodamente sdraiato al fresco di una bella bara? E se proprio si deve risorgere, credo che Gino avrebbe scelto di risorgere vecchio,
risorgere forse per morire con più professionalità, in fondo siamo tutti dei mortali principianti, o no? Chi vuol esser lieto sia, Gino era lieto come i suoi limoni.